Sull’integrazione del requisito numerico minimo di almeno 5 licenziamenti collettivi intimati nell’arco temporale di 120 giorni in un caso di revoca di alcuni di essi

di V. A. Poso -

La revoca di alcuni licenziamenti collettivi, con il ripristino dei rapporti di lavoro e la formalizzazione di accordi di risoluzione consensuale a distanza di tempo, non è idonea ad incidere, negativamente, sul requisito numerico minimo la cui sussistenza deve essere valutata a monte dell’intimazione dei recessi.

È questo il principio affermato dal Giudice del Lavoro di Milano, con l’Ordinanza del 2 luglio 2021 segnalata, che ha dichiarato illegittimo il licenziamento collettivo di uno di sei dirigenti, intimato nell’arco temporale di 120 giorni, in palese violazione del divieto assoluto di licenziamento per l’emergenza sanitaria, a fronte dell’avvenuta revoca degli altri e della loro conversione in accordi di risoluzione consensuale dei relativi rapporti di lavoro.

Quello che qui interessa non è la natura dirigenziale dei rapporti di lavoro incisi dai licenziamenti, irrilevante ai fini dell’applicazione della procedura in materia di licenziamenti collettivi, che, comunque, li ricomprende; tanto meno interessa il divieto di licenziamento introdotto dall’art. 46 del D.L. n. 18 del 17 marzo 2020, convertito, con modificazioni, in L. 24 aprile 2020, n.27, e successivamente confermato e prorogato, trattandosi di circostanza pacifica, che è la premessa della conseguente nullità di carattere imperativo e di ordine pubblico.

Quello che qui in particolar modo interessa è l’affermazione dell’irrilevanza della revoca di alcuni licenziamenti collettivi, intimati nell’arco temporale di 120 giorni, ai fini dell’integrazione del requisito minimo numerico di 5, seguita, dopo il ripristino dei rapporti di lavoro, da accordi di risoluzione consensuale, formalizzati in sede protetta, con la previsione della cessazione dei rapporti medesimi a distanza di tempo rispetto al momento di intimazione dei recessi.

La tesi difensiva aziendale, che il Tribunale di Milano ha considerato del tutto infondata, offre alcune plausibili suggestioni e potrebbe portare ad una diversa valutazione, sol che si consideri che, nel caso di specie (anche se non si conoscono i termini esatti degli accordi di risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro formalizzati dopo la revoca dei licenziamenti che avevano interessato gli altri lavoratori, a parte il ricorrente e un altro lavoratore), la revoca del licenziamento, atto unilaterale del datore di lavoro, comporta che il recesso è posto nel nulla, tamquam non esset, venendo privato della sua funzione risolutiva tipica, anche in ragione della motivazione causale fatta propria dal datore di lavoro.

Va premesso, innanzitutto, che non esiste nella nostra disciplina codicistica una nozione e una disciplina generale della revoca, ma ci sono solo alcune specifiche disposizioni che fanno menzione della revoca (che in questa sede non possiamo prendere in considerazione con dovizia di particolari) come di un atto che conferisce ad un soggetto la possibilità di far venire meno un atto unilaterale eliminandolo ab initio.

Deve essere anche considerato che, nel caso di specie, con gli accordi risolutori formalizzati, i lavoratori interessati hanno accettato la revoca e continuato la loro attività lavorativa, senza soluzione di continuità, sino alla diversa data di cessazione dei rispettivi rapporti di lavoro, concordata tra le parti.

In conclusione, il principio affermato dal Giudice del Lavoro di Milano sembra condivisibile; tenuto contro, peraltro, che l’art. 24 della L. 23 luglio 1991, n. 223 valorizza la mera intenzione di procedere al licenziamento collettivo di almeno 5 lavoratori, nell’arco di 120 giorni, in ciascuna unità produttiva, o in più unità produttive nell’ambito del territorio di una stessa provincia, in conseguenza di una riduzione o trasformazione di attività o di lavoro.

Ma possiamo davvero ritenere con certezza che la revoca dei licenziamenti non sia idonea ad avere effetto anche al di là del limitato campo dei recessi interessati, e quindi del requisito numerico minimo previsto dalla legge per l’integrazione dei presupposti del licenziamento collettivo e conseguenti tutele?

Vincenzo Antonio Poso, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: Trib. Milano, ordinanza 2 luglio 2021

Scarica il commento in PDF