Sulla natura della responsabilità del dirigente pubblico in caso di false dichiarazioni

di M. Asaro -

Il dipendente bugiardo viene licenziato. Il dirigente medico che dichiara il falso al datore di lavoro è sottoposto a licenziamento disciplinare. La responsabilità dirigenziale nella P.A. opera su un piano diverso, esclusivamente funzionale, rispetto alla responsabilità disciplinare.

La disciplina della dirigenza negli enti pubblici, anche quando operi la contrattualizzazione dei rapporti, è costituita dalla fonte primaria, essenzialmente contenuta nel d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, dato che le funzioni dirigenziali pubbliche hanno una rilevanza esterna e che i dirigenti impegnano l’Amministrazione di appartenenza verso i terzi.

I dipendenti pubblici titolari di funzioni dirigenziali, con rapporto di lavoro a tempo determinato o a tempo indeterminato, svolgono le funzioni indicate dagli artt. 16 e 17 del citato d.lgs. n. 165/2001 e, ai sensi dell’art. 5, comma 2, dello stesso «Essi sono responsabili in via esclusiva dell’attività amministrativa, della gestione e dei relativi risultati.». Tale responsabilità è definita responsabilità dirigenziale, è disciplinata dall’art. 21 del medesimo d.lgs. n. 165/2001, più volte modificato dal legislatore, ed è connessa alla funzione/incarico attribuito al dirigente nell’ambito dell’organizzazione dell’Ente. In origine essa era prevista nel caso di risultati negativi dell’attività amministrativa e della gestione, mentre oggi è conseguente al mancato raggiungimento agli obiettivi assegnati annualmente al dirigente nel piano delle performance oppure all’inosservanza delle direttive impartitegli. L’accertamento di tale responsabilità avviene con un procedimento, non amministrativo, in contraddittorio ed è finalizzato alla rimozione del dirigente (dall’incarico o alla risoluzione del rapporto) per inidoneità rispetto alla funzione.

I dirigenti pubblici inoltre, e al pari di ogni altro dipendente pubblico, sono soggetti alla responsabilità disciplinare, ex artt. 55 e segg. del citato d.lgs. n. 165/2001, la quale postula un inadempimento colpevole di obblighi gravanti sul dirigente in quanto lavoratore, come definiti dalla legislazione, dai Codici di comportamento di cui all’art. 54 del suddetto d.lgs. n. 165/2001 e dal CCNL di Area. Per la responsabilità disciplinare, rileva la mancanza comportamentale (inosservanza dei doveri di diligenza, perizia, lealtà, correttezza e buona fede tanto nel proprio diretto agire quanto nell’esercizio dei poteri di direzione e vigilanza sul personale sottoposto) nell’adempimento della prestazione lavorativa individuale. L’accertamento di tale responsabilità avviene con un procedimento disciplinare, non amministrativo, in contraddittorio ed è finalizzato alla irrogazione di una sanzione, conservativa o non conservativa.

Nel caso particolare di «inosservanza delle direttive imputabili al dirigente», di cui all’art. 21 cit., astrattamente riconducibile a entrambe le forme di responsabilità, l’inosservanza assumerà valenza esclusivamente disciplinare ove la P.A. ritenga di sanzionare la violazione in sé, e andrà, invece, ricondotta alla responsabilità dirigenziale qualora la violazione, riguardando una direttiva strumentale al perseguimento dell’obiettivo assegnato al dirigente, finisca per incidere sulle prestazioni richieste a quest’ultimo ed alla struttura da lui diretta (Cass., 20 ottobre 2017, n. 24905). Tuttavia, ferma restando la distinzione tra le due responsabilità, la giurisprudenza ha affermato, in deroga al principio di plurioffensività dei fatti illeciti, la prevalenza della responsabilità disciplinare su quella disciplinare, che resta assorbita dalla prima, solo nei «casi di indissolubile intreccio fra tale tipo di responsabilità e quella, tipicamente disciplinare, per mancanze» (Cass., 8 aprile 2010, n. 8329).

Con la sentenza in commento, la Suprema corte ribadisce la distinzione tra i due piani di responsabilità e, fermo restando che i fatti risalgono all’anno 1999 per cui il quadro normativo è risalente, conferma la riconducibilità all’alveo disciplinare, anziché dirigenziale, della falsa dichiarazione in ordine a un disservizio resa dal dirigente medico ospedaliero. Per un fatto del genere, la P.A. attiva il procedimento disciplinare, di competenza dell’Ufficio per i procedimenti disciplinari (art. 55-bis del d.lgs. n. 165/2001), non quello di accertamento della responsabilità dirigenziale e, conseguentemente, non è necessario il parere del Comitato dei garanti. Il parere di tale Comitato sarebbe, al più, necessario nel caso di contestazioni a plurimo fondamento fattuale, con rilevanza dirigenziale e disciplinare, per cui coesistano le due azioni datoriali di accertamento in contraddittorio (es. Cass., 20 febbraio 2007, n. 3929).

Massimo Asaro, avvocato pubblico, specialista in Scienza delle autonomie costituzionali

Visualizza il documento: Cass., 8 giugno 2021, n. 15954

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