Sul procedimento antisindacale a proposito dell’applicazione del CCNL Assodelivery e Ugl Rider, aspettando l’ardua sentenza

di V. A. Poso -

Il recente decreto del Giudice del Lavoro bolognese del 30 giugno 2021, che, in un procedimento per la repressione della condotta antisindacale promosso dai sindacati aderenti alle confederazioni maggiormente rappresentative, ha ritenuto illegittima l’applicazione del CCNL sottoscritto il 15 settembre 2020 da Assodelivery e Ugl Rider pretesa dal datore di lavoro Deliveroo Italy S.r.L., quale condizione richiesta per la prosecuzione dei rapporti di lavoro, si segnala perché è una decisione in controtendenza rispetto a quanto ritenuto dal Giudice fiorentino con il decreto del 9 febbraio 2021.

Il Tribunale di Firenze, in realtà, non era entrato nel merito della denunciata “antisindacalità” del comportamento datoriale, rigettando il ricorso sul presupposto che lo speciale procedimento ex art. 28, st. lav. può essere promosso solo con riferimento ai conflitti che si sviluppano nell’ambito di tipici rapporti di lavoro subordinato.

Il Giudice del Lavoro fiorentino aveva escluso non solo la natura subordinata, ma anche quella etero-organizzata dei rider, in base alle sole prove documentali acquisite agli atti del processo, risultando insussistente l’esclusività e l’obbligatorietà delle prestazioni lavorative, sulla base di un consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità richiamato in motivazione.

Liberi i rider di lavorare e di effettuare le consegne negli slot prestabiliti; liberi i rider di revocare la disponibilità inizialmente offerta: senza alcuna possibilità di interferenza da parte del committente.

La differente valutazione del Giudice del Lavoro bolognese riguarda l’affermazione della qualificazione del rapporto di lavoro in termini di etero-organizzazione che, ai sensi dell’art. 2, comma 1, d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81, comporta l’applicazione della “disciplina del lavoro subordinato”, anche ai lavoratori formalmente autonomi; con la conseguenza di rendere applicabile, nel caso di specie, il procedimento per la repressione della condotta antisindacale (negli stessi termini si è pronunciato anche il Tribunale del Lavoro di Milano con il decreto 28 marzo 2021).

Quali siano le norme che disciplinano il lavoro subordinato applicabili nel caso di specie non è di facile individuazione. Qui, però, è importante rilevare che l’art. 28 st. lav., è norma di tutta evidenza processuale, nonostante la sua incidenza sugli aspetti sostanziali del rapporto.

L’ambivalenza, processuale e sostanziale, della norma statutaria invocata porta i due Giudici ad affermare principi diversi sul perimetro di applicabilità della disciplina del lavoro subordinato, che, condivisibilmente con quanto argomentato dal Tribunale di Firenze, riguarda solo gli aspetti economici e normativi del rapporto, non invece quelli sindacali disciplinati dalla L. 20 maggio 1970, n. 300.

Del resto, un conto è la tutela preferenziale accordata ai lavoratori etero-organizzati (di dubbia qualificazione, ma appartenenti alla categoria del lavoro autonomo); altra cosa è il riconoscimento dello speciale strumento processuale della repressione della condotta antisindacale alle organizzazioni sindacali portatrici di interessi collettivi a tutela dei lavoratori subordinati.

A ciò aggiungasi, a differenza di quanto ritenuto dal Tribunale di Bologna, che, come correttamente affermato dal Tribunale di Firenze, nell’art. 47-quinquies, d.lgs. n. 81/2015, per l’applicazione ai rider della “disciplina antidiscriminatoria e quella a tutela della libertà e dignità del lavoratore previste per i lavoratori subordinati”, il rinvio è alle norme di cui al Titolo I dello Statuto dei Lavoratori, mentre l’art. 28 cit. rientra nel Titolo IV.

Rappresentate in questi termini schematici le differenti valutazioni dei due Giudici, il passo ulteriore fatto dal Tribunale di Bologna è relativo alla inapplicabilità del CCNL di settore per difetto del requisito della maggiore rappresentatività comparativa del sindacato UGL Rider, sul punto richiamando la Nota dell’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro del 17 settembre 2020 ( avente ad oggetto: “Contratto collettivo nazionale per la disciplina dell’attività di consegna di beni per conto altrui svolta da lavoratori autonomi, c.d. rider”),che aveva, sostanzialmente, stigmatizzato il contratto collettivo “pirata” sottoscritto da UGL Rider, nel pieno delle trattative  tra Governo e OO.SS. confederali maggiormente rappresentative.

A questa Nota possiamo aggiungere, per completezza, la Circolare n. 17 del 19 novembre 2020 “in tema di tutele del lavoro dei ciclo-fattorini delle piattaforme digitali ai sensi degli articoli 2 e 47-bis e seguenti, del decreto legislativo n. 81/2015”.

Nella Nota ministeriale del 17 settembre 2020 si evidenziava che fosse rilevante, ai fini del riconoscimento del potere negoziale sindacale derogatorio previsto dalla legge,  non tanto il possesso del criterio della maggior rappresentatività storica della organizzazione sindacale stipulante, che evidentemente deve essere riconosciuto anche alla UGL ( requisito ritenuto, comunque, insufficiente), «ma il diverso e ulteriore requisito selettivo costituito dal parametro comparativo su base  nazionale. Come chiarito dalla giurisprudenza (ad es. Corte Costituzionale, sentenza n. 51 del 2015; TAR Lazio, sentenza n. 1522 del 2018 e 8865 del 2014; Cassazione, sez. lav., n. 4951 del 2019; Corte d’Appello di Torino, 2 novembre 2017), il requisito della maggiore rappresentatività comparata presuppone un raffronto appunto di natura comparativa, specifico e concreto e di tipo eminentemente quantitativo, nell’ambito – che è qui il livello generale nazionale – considerato dalla legge».

Ed ancora, si legge nella Nota suindicata: «Del resto, è la stessa lettera della previsione normativa, laddove fa riferimento espresso ai contratti sottoscritti “dalle organizzazioni sindacali…”, a suggerire la necessità che a stipulare il contratto stesso non possa essere una sola organizzazione, se non nel caso limite in cui detta organizzazione non realizzi – da sola – una rappresentanza largamente maggioritaria a livello nazionale. Ne consegue, quindi, che la sottoscrizione da parte di una sola sigla sindacale non sembrerebbe prima facie idonea a soddisfare il requisito di cui sopra».

Secondo l’interpretazione ministeriale, fatta propria dal Tribunale di Bologna, non vale per le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative dei rider la regola secondo la quale una vale l’altra.

Su questo punto, però, il decreto di antisindacalità è sostanzialmente privo di una adeguata motivazione, che è meramente assertiva e ripetitiva delle argomentazioni spese dall’Ufficio Legislativo del Ministero del Lavoro. Troppo poco per essere convincente.

Vincenzo Antonio Poso, avvocato in Pisa

Visualizza i documenti: Trib. Bologna, decreto 30 giugno 2021; Trib. Firenze, decreto 9 febbraio 2021; Trib. Milano, decreto 28 marzo 2021

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