Sottoscritto il patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale

di Redazione -

Il 10 marzo scorso è stato sottoscritto dal Presidente del Consilio Mario Draghi, dal Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta, dai segretari generali della Confederazione Generale Italiana del Lavoro, della Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori
nonché dell’Unione Italiana del Lavoro il cd Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale.

L’obiettivo principale è quello di compiere da un lato una riforma della pubblica amministrazione dall’altro avviare la discussione per il rinnovo dei contratti collettivi degli impiegati pubblici.

Tale patto riconosce alla Pubblica Amministrazione un ruolo centrale di motore di sviluppo fondamentale per la ripresa conseguente all’emergenza pandemica. I principali pilastri di ogni riforma e di ogni investimento pubblico saranno coesione sociale e creazione di buona occupazione.

Il Presidente del Consiglio dei Ministri sin dal suo primo insediamento ha affermato che, nel contesto dell’emergenza, «l’azione amministrativa, a livello centrale e nelle strutture locali e periferiche, ha dimostrato capacità di resilienza e di adattamento grazie ad un impegno diffuso nel lavoro a distanza e ad un uso intelligente delle tecnologie a disposizione. La riforma dovrà muoversi su due direttive: investimenti in connettività con anche la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini; aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici, anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido, efficiente e sicuro».

Con la riforma, si punta a rendere la pubblica amministrazione maggiormente professionale e preparata, con investimenti nelle nuove tecnologie.

Ecco i principali punti del patto:

1) i rinnovi contrattuali salvaguarderanno l’elemento perequativo. Inoltre, il Governo, «previo confronto, individuerà le misure legislative utili a valorizzare il ruolo della contrattazione decentrata»;

2) sul lavoro agile il patto prevede che si debba superare la gestione emergenziale, mediante la definizione di una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, conciliando le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche Amministrazioni e consentendo il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata. In particolare nei contratti collettivi dovranno essere disciplinati aspetti del rapporto di lavoro quali il diritto alla disconnessione, le fasce di reperibilità, il diritto alla formazione specifica, il diritto alla protezione dei dati personali, il regime dei permessi e delle assenze ed ogni altro istituto del rapporto di lavoro e previsione contrattuale;

3) il Governo e le parti sociali hanno stabilito che attueranno la revisione dei sistemi di classificazione professionale, adeguando la disciplina contrattuale ai fabbisogni di nuove professionalità e competenze e alle esigenze di valorizzazione delle capacità concretamente dimostrate;

4) altro punto assolutamente centrale è quello della formazione professionale. Si prevede che debbano essere garantiti percorsi formativi specifici a tutto il personale con particolare riferimento alle conoscenze informatiche e digitali;

5) sarà valorizzato il ruolo della contrattazione integrativa, adeguando i sistemi di partecipazione sindacale, favorendo processi di dialogo costante fra le parti, valorizzando strumenti innovativi di partecipazione organizzativa;

5) infine il patto volge lo sguardo anche sulla necessità di aumentare gli istituti di welfare contrattuale, avendo riguardo anche al sostegno alla genitorialità ed all’estensione al pubblico impiego delle agevolazioni fiscali già riconosciute al settore privato per la previdenza complementare e i sistemi di premialità.

La Redazione

Visualizza il documento: Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e coesione sociale, 10.3.2021

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