Quando l’assenza dell’intento persecutorio non esclude la responsabilità datoriale per l’ambiente di lavoro stressogeno

di F. Filippi -
L’art. 2087 cod. civ. rappresenta la norma di chiusura del sistema antinfortunistico, imponendo al datore di lavoro l’obbligo dinamico di salvaguardare l’integrità psicofisica e la personalità morale dei collaboratori. Tale dovere non si limita al rispetto delle norme tecniche, ma richiede l’adozione della «massima sicurezza tecnologicamente fattibile» per prevenire contesti lavorativi ostili. Recentemente, la giurisprudenza ha attuato una «rivoluzione silenziosa», spostando il focus dalla ricerca di un intento persecutorio alla valutazione dell’organizzazione del lavoro come fattore di rischio. Se il mobbing richiede la prova «diabolica» di un disegno vessatorio mirato (an. . .