Per la Legge “Fornero” gli esami non finiscono mai

di V. A. Poso -

Con la sentenza n. 137 pronunciata il 2 luglio 2021, dovuta alla penna di Giuliano Amato, la Corte Costituzionale (ritenendo fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Tribunale del Lavoro di Roma e inammissibili, per difetto di motivazione, quelle speculari sollevate dal Tribunale del Lavoro di Fermo), ha dichiarato, con riferimento alla L. 28 giugno 2012, n. 92, l’illegittimità costituzionale dell’art. 2, comma 61, nella parte in cui prevede la revoca delle prestazioni, comunque denominate in base alla legislazione vigente, quali l’indennità di disoccupazione, l’assegno sociale, la pensione sociale e la pensione per gli invalidi civili, nei confronti di coloro che scontino la pena in regime alternativo alla detenzione in carcere; e, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della L. 11 marzo 1953, n. 87,  dell’art. 2, comma 58, della L. n. 92 del 2012, nella parte in cui prevede la revoca delle prestazioni, comunque denominate in base alla legislazione vigente, quali l’indennità di disoccupazione, l’assegno sociale, la pensione sociale e la pensione per gli invalidi civili, nei confronti di coloro che scontino la pena in regime alternativo alla detenzione in carcere.

Dopo una approfondita ricostruzione della disciplina complessivamente prevista dall’art. 2, commi da 58 a 61, della L. n. 92 del 2012, la Consulta richiama le ragioni poste a fondamento dell’art. 38, primo comma, Cost., che prevede che ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale, configurando così un dovere di solidarietà economica e sociale in capo allo Stato e alla comunità complessivamente intesa, che si esprime attraverso specifiche misure di assistenza economica, basate principalmente sullo stato di bisogno del beneficiario, tra le quali rientra senz’altro l’assegno sociale, oggetto del giudizio a quo, di cui all’art. 3, comma 6, della L. 8 agosto 1995, n. 335.

Orbene, «… l’erogazione al solo scopo di far fronte allo stato di bisogno evidenzia la natura meramente assistenziale dell’assegno sociale, che pertanto si differenzia da altre provvidenze, motivate anche da ulteriori finalità, come il già ricordato reddito di cittadinanza, che non ha natura meramente assistenziale, ma anche di reinserimento lavorativo e per tali ragioni legato a più stringenti requisiti, obblighi e condizioni (sentenza n. 126 del 2021)».

Ad avviso della Consulta «… la platea dei beneficiari delle stesse prestazioni sociali, purché le sue scelte rispettino rigorosamente il canone di ragionevolezza; trattandosi di provvidenze a tutela di soggetti fragili, infatti, le eventuali limitazioni all’accesso devono esprimere un’esigenza chiara e razionale, senza determinare discriminazioni (sentenze n. 50 del 2019, n. 166 del 2018, n. 133 del 2013 e n. 432 del 2005)». Canone di ragionevolezza che non risulterebbe rispettato nel caso di specie, conseguendo dalla revoca delle provvidenze assistenziali «il rischio che il condannato ammesso a scontare la pena in regime di detenzione domiciliare o in altro regime alternativo alla detenzione in carcere, poiché non a carico dell’istituto carcerario, non disponga di sufficienti mezzi per la propria sussistenza».

Particolarmente severa è la critica dei Giudici Costituzionali allo “statuto d’indegnità” definito dal legislatore, che pone in pericolo, in tal modo, la stessa sopravvivenza dignitosa del condannato, privandolo del minimo vitale, in violazione dei principi costituzionali (artt. 2, 3 e 38 Cost.), su cui si fonda il diritto all’assistenza. «È pur vero che i condannati per i reati di cui all’art. 2, comma 58, della legge n. 92 del 2012 hanno gravemente violato il patto di solidarietà sociale che è alla base della convivenza civile. Tuttavia, attiene a questa stessa convivenza civile che ad essi siano comunque assicurati i mezzi necessari per vivere».

Una sentenza di civiltà.

Vincenzo Antonio Poso, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: C. cost., 2 luglio 2021, n. 137

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