Opposizione a decreto ingiuntivo e notifica all’opposto della sola istanza per la sospensiva: conseguenze processuali

di F. Campione -

Il provvedimento annotato è meritevole di segnalazione in ragione, soprattutto, delle problematiche processuali dalla Suprema Corte affrontate e risolte.

In particolare, nel caso di specie, in una controversia soggetta al rito del lavoro, a seguito dell’emissione di un decreto ingiuntivo nei confronti di una società, quest’ultima depositava il ricorso in opposizione, ma si limitava a notificare all’opposto solo l’istanza di sospensiva unitamente alla memoria di costituzione del nuovo difensore. Il tribunale dichiarava per tale ragione l’improcedibilità del ricorso in opposizione a decreto ingiuntivo; la società impugnava tale decisum e la corte d’appello accoglieva il gravame, rilevando, tra l’altro, che doveva escludersi la decadenza a carico della società opponente per non avere questa proceduto alla notifica alla controparte del ricorso in opposizione, posto che il giudice di prime cure non aveva fissato l’udienza per la trattazione nel merito della causa, ma solo quella per la discussione dell’istanza di sospensione. Il creditore opposto proponeva dunque ricorso per cassazione avverso la pronuncia d’appello.

La Cassazione ha accolto il ricorso – dando dunque ragione al giudice di primo grado – sviluppando il seguente ragionamento.

La distinzione tra udienza di trattazione dell’istanza di sospensiva del decreto ingiuntivo opposto e udienza di discussione nel merito del ricorso in opposizione non trova riscontri nel codice di rito, il quale regola il procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo rinviando alle norme del processo ordinario dinanzi al giudice adito (art. 645, comma 2, c.p.c.); sulla base delle norme che regolano il processo del lavoro – applicabili al caso di specie – è prevista una trattazione unitaria di tutte le questioni afferenti al giudizio, che nell’impostazione seguita dal legislatore del 1973 era destinato a essere definito, in linea di massima, in un’unica udienza, onde non può essere attribuita rilevanza autonoma – nell’ottica della verifica di una corretta e separata instaurazione del contraddittorio – all’udienza espressamente fissata dal giudice di primo grado per la trattazione dell’istanza di sospensiva, venendo in rilievo un provvedimento meramente organizzativo dell’attività di udienza da parte del giudice.

Posto quanto sopra, nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la fissazione da parte del giudice di prime cure di un’udienza finalizzata appositamente alla discussione sull’istanza di sospensiva non esonera l’opponente, in relazione a tale udienza, dall’adottare una condotta funzionale all’effettiva instaurazione del contraddittorio, mediante la notifica all’opposto del ricorso, e non soltanto dell’istanza di sospensiva.

La Cassazione ha altresì rilevato che, nella vicenda in esame, la situazione processuale determinatasi è analoga a quella vagliata da una precedente pronuncia delle Sezioni unite (Cass., sez. un., 30 luglio 2008, n. 20604, in LG, 2009, 1, 33 ss., con note di Lacarbonara e Guarnieri); in tale occasione la S.C. ha espresso il seguente principio di diritto: «nel rito del lavoro l’appello pur tempestivamente proposto nel termine previsto dalla legge, è improcedibile ove la notificazione del ricorso depositato e del decreto di fissazione dell’udienza non sia avvenuta non essendo consentito – alla stregua di una interpretazione costituzionalmente orientata (art. 111 Cost., comma 2) – al giudice di assegnare ex art. 421 c.p.c. all’appellante, previa fissazione di una altra udienza di discussione, un termine perentorio per provvedere ad una nuova notifica a norma dell’art. 291 c.p.c.. Principio questo che deve ritenersi applicabile al procedimento per opposizione a decreto ingiuntivo – per identità di ratio rispetto alle sopraindicate disposizioni di legge ed ancorché detto procedimento debba considerarsi un ordinario processo di cognizione anziché un mezzo di impugnazione – sicché anche in tale procedimento la mancata notifica del ricorso in opposizione e del decreto di fissazione dell’udienza determina l’improcedibilità della opposizione e con essa la esecutività del decreto ingiuntivo opposto».

In sostanza, per le Sezioni unite, confermate in parte qua dal provvedimento annotato, la conseguenza dell’improcedibilità – istituto peculiare dei mezzi d’impugnazione (cfr. Luiso, Diritto processuale civile, II, Giuffrè editore, 2019, 357) – opera anche nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo (in mancanza della notifica del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza) benché questo non integri propriamente un giudizio d’impugnazione.

Sul punto, non pare superfluo ricordare che, circa la configurazione generale del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo e il rapporto tra quest’ultimo e i giudizi d’impugnazione, la dottrina ha osservato che, per un verso, il meccanismo introduttivo del giudizio in questione coincide con il meccanismo introduttivo di un’impugnazione (segnatamente, del giudizio d’appello) e vi è coincidenza anche sul piano delle conseguenze dell’eventuale mancata osservanza del termine, tant’è che la decadenza dall’opposizione determina il passaggio in giudicato (anche sostanziale) del decreto ingiuntivo; per altro verso, che, tuttavia, le caratteristiche proprie dell’impugnazione subiscono una profonda attenuazione o anomalia, poiché, una volta introdotto, il procedimento di opposizione costituisce un giudizio di primo grado, donde la deduzione che il procedimento de quo (nella prima fase, alla quale possono seguire appendici impugnatorie) è soltanto una fase eventuale del giudizio di primo grado (cfr. Mandrioli-Carratta, Corso di diritto processuale civile, III, Giappichelli editore, 2019, 166).

Sviluppando ulteriormente il ragionamento, per l’ipotesi del rito del lavoro, si è precisato che il congegno normativo di riferimento per la prosecuzione del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, una volta tempestivamente depositato il ricorso, è costituito dall’art. 415 (e non dall’art. 435) c.p.c., coordinato con gli artt. 647 e 653 c.p.c., con la normativa e con i principi generali in tema di estinzione del giudizio di primo grado per inattività delle parti, e con l’art. 291 c.p.c. (Guarnieri, Rito del lavoro: revirement delle s.u. in tema di notifica del ricorso in appello e in opposizione al decreto ingiuntivo, in RDP, 2009, 1012 ss., § 5); del resto, la stessa Cassazione aveva avuto di affermare che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo – che non è mezzo d’impugnazione – non è applicabile la disciplina propria delle impugnazioni (Cass. civ., sez. III, 28 dicembre 2004, n. 24048, in GD, 2005, 8, 67). In questo ordine di idee, si è rilevato che, peraltro, le conseguenze della menzionata precisazione conducono a risultati pratici non molto diversi da quelli che derivano dall’impostazione seguita dalle Sezioni unite del 2008 (Guarnieri, op. cit., ibidem).

Infine, mette conto segnalare che il principio espresso dalle richiamate Sezioni unite (Cass., sez. un., 30 luglio 2008, n. 20604, cit.), finalizzato alla salvaguardia della ragionevole durata del processo, ha trovato applicazione anche in altri contesti. Ad esempio, la Cassazione ha esteso il principio in questione alla materia della protezione internazionale, affermando che, sebbene il termine di notificazione del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza dinanzi alla corte d’appello non sia perentorio, non può disporsi la rinnovazione di un atto non compiuto, né possono essere accordati nuovi termini per l’espletamento di incombenti processuali necessari e non svolti, posto che non è consentito alla parte di essere arbitra dei tempi del processo d’appello, né di allungarne, con condotte omissive non giustificate, la ragionevole durata (Cass. civ., Sez. I, ord. 27 novembre 2019, n. 30968, in CED 2019).

La Suprema Corte ha attinto da quanto espresso dalle citate Sezioni unite anche in materia di reclamo avverso la sentenza dichiarativa di fallimento. In particolare, essa ha stabilito che l’istanza con cui il reclamante, che non abbia notificato il ricorso ed il decreto di fissazione dell’udienza nel termine ordinatorio ex art. 18, comma 4, r.d. 16 marzo 1942, n. 267 (nel testo, applicabile ratione temporis, modificato dal d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169), chieda, successivamente allo spirare di quest’ultimo, un nuovo termine per provvedervi, deve esplicitare le ragioni che hanno impedito di rispettare l’incombente processuale, dal momento che occorre operare un bilanciamento tra la legittima aspettativa della controparte al consolidamento del provvedimento giudiziario già emesso e il diritto del reclamante, comunque collegato al principio del giusto processo, ad un giudizio e ad una pronuncia (Cass. civ., Sez. I, ord. 11 maggio 2017, n. 11541, in Il Fallimento, 2017, 1290 ss., con nota di Gaboardi).

Francesco Campione, avvocato in Lucca e docente a contratto nell’Università di Pisa.

Visualizza il documento: Cass., 12 ottobre 2021, n. 27786

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