Non è assoluto ed illimitato il diritto del lavoratore di scegliere la sede più vicina al domicilio della persona invalida da assistere

di V. A. Poso -

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 22885 del 13 agosto 2021, ribadisce questo principio, affermando che si tratta pur sempre di un diritto «assoggettato al potere organizzativo dell’Amministrazione che, in base alle proprie esigenze organizzative, potrà rendere il posto “disponibile” tramite un provvedimento di copertura del posto “vacante”».

La vacanza in organico, anche se dimostrata, non è condizione sufficiente per ottenere, pur in presenza degli altri requisiti di legge, il trasferimento di sede previsto dall’art. 33, comma 5, l. 5 febbraio 1992, n. 104.

L’inciso “ove possibile” previsto dalla disposizione normativa citata, infatti, è stato interpretato «quale necessario bilanciamento degli interessi in conflitto (interesse al trasferimento del dipendente ed interesse economico- organizzativo del datore di lavoro) soprattutto in materia di rapporto di lavoro pubblico laddove tale bilanciamento riguarda l’interesse della collettività».

Nel caso di specie un cancelliere dell’Ufficio del Giudice di Pace di Torino aveva chiesto il trasferimento presso gli uffici giudiziari di Catania, dove, peraltro, era stato disposto un interpello distrettuale per la copertura di alcuni posti resisi disponibili, comunque riservata e limitata alla categoria dei “perdenti posto”, divenuti tali a seguito della soppressione di alcuni uffici giudiziari.

Questa ordinanza, al pari di altre decisioni della Corte di Cassazione, ed in particolare della n. 11651 del 14 maggio 2018, è interessante perché, pur in continuità con l’orientamento espresso in precedenza, afferma che nell’ambito del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche è necessario non solo che il posto al quale il pubblico dipendente aspira ad essere assegnato sia vacante, ma che esso sia anche disponibile, in quanto il presupposto della vacanza, peculiare nelle organizzazioni pubbliche, in quanto riflesso delle cd “piante organiche”, esprime una mera potenzialità che assurge ad attualità soltanto con la decisione organizzativa della pubblica amministrazione che assume a presupposto indubbiamente la vacanza di organico, ma che deve esprimere anche l’interesse concreto ed attuale dell’Amministrazione di procedere alla sua copertura, rendendo in tal modo disponibili eventuali vacanze nell’organico, pena la compressione delle esigenze organizzative della stessa pubblica amministrazione.

E tuttavia, merita segnalare che dall’ordinanza annotata non emerge con chiarezza la sussistenza delle ragioni organizzative, in senso lato, che impedivano l’accoglimento della richiesta del lavoratore, che grava per intero sul datore di lavoro, nel nostro caso pubblico, non essendo, ad avviso di chi scrive, sufficiente l’allegazione della disposta copertura (solo) di alcuni posti vacanti resi disponibili ai c.d. perdenti posto. È vero che l’Amministrazione resta libera di decidere di coprire una vacanza che si sia verificata ovvero di privilegiare altre soluzioni; ma è vero anche che le  sue determinazioni devono sempre rispettare i principi costituzionali d’imparzialità e di buon andamento della P.A., dovendo rispondere a finalità ed esigenze che prescindono dall’interesse del lavoratore che aspira al trasferimento; mentre, in adesione alla pronuncia della Corte di Appello di Torino, la S.C. ritiene decisivo il fatto che il lavoratore non abbia provato, pur in presenza di un posto vacante, «la disponibilità dello stesso per effetto dell’emanazione di un provvedimento di copertura, rispondente alle esigenze e necessità della P.A.».

Da ultimo una osservazione.

Nella stessa norma, l’art. 33, comma 5, l. n. 104/1992, le esigenze organizzative della P.A. che sono recessive in caso di trasferimento del dipendente dalla sede di appartenenza, che non può essere disposto dall’Amministrazione senza il suo consenso, diventano prevalenti nel caso di trasferimento ad altra sede richiesto dipendente, pur in presenza di una vacanza di organico.

Questa differente disciplina contraddice, in maniera evidente, l’interesse prioritario della tutela della posizione del familiare bisognoso di assistenza, che la norma dovrebbe perseguire in entrambe le situazioni e potrebbe essere scrutinata nella prospettiva di rilevare la violazione delle regole costituzionali della eguaglianza e della ragionevolezza.

Vincenzo Antonio Poso, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: Cass., ordinanza 13 agosto 2021, n. 22885

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