La Cassazione torna sul rapporto di lavoro subordinato tra conviventi more uxorio.

di S. D'Ascola -
Una donna che ha prestato attività di cura a favore di un soggetto, risiedendo presso la dimora di quest’ultimo, alla morte del medesimo propone nei confronti degli eredi domanda diretta al riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato con il de cuius, chiedendo la condanna al pagamento delle differenze retributive. Dopo il rigetto in primo grado, la Corte d’Appello accoglie la domanda e riconosce che la prestazione non è stata resa affectionis vel benevolentiae causa, ma in forma di lavoro subordinato domestico (2h e mezza al giorno) con debito retributivo da quantificarsi nel rispetto dell’art. 36 Cost., ma equitativamente con riferimento al periodo compless. . .