Il decreto lavoro del 30 giugno 2021 e l’Avviso comune sui licenziamenti

di M. Agostini -

Nella G.U. n. 155 del 30 giugno 2021 è stato pubblicato il Decreto Legge 30 giugno 2021, n. 99 recante «Misure urgenti in materia fiscale, di tutela del lavoro, dei consumatori e di sostegno alle imprese».

Tra le numerose misure introdotte si segnalano le più importanti, in materia di lavoro, per come evidenziate nei Comunicati Stampa della Presidenza del Consiglio dei Ministri e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

L’ art. 4, comma 1, disciplina i trattamenti di integrazione salariale straordinaria per le aziende operanti nel settore aereo.

Fino al 31 dicembre 2021, previo accordo presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con la partecipazione del Ministero dello Sviluppo Economico, del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile e delle Regioni interessate, può essere concessa in via eccezionale la proroga di 6 mesi (art. 44, comma 1 bis, d.l. n. 109/2018, convertito con modificazioni in l. n. 130/2018) anche per i trattamenti di integrazione salariale straordinaria per crisi aziendale, in favore delle aziende operanti nel settore aereo (art. 94, commi 2 e 2 bis, del d.l. n. 18/2021, convertito con modificazioni in l. n. 27/2020). Inoltre, la dotazione del Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale è incrementata di 7,4 milioni di euro per il 2021 e di 3,7 milioni di euro per il 2022.

L’art. 4, con i commi 2, 4 e 5, detta le disposizioni principali, in materia di trattamenti di integrazione salariale e blocco dei licenziamenti, per i settori delle industrie tessili, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili.

I datori di lavoro delle industrie tessili, delle confezioni di articoli di abbigliamento e di articoli in pelle e pelliccia e delle fabbricazioni di articoli in pelle e simili che, a decorrere dal 1° luglio 2021, sospendono o riducono l’attività lavorativa, possono presentare, per i lavoratori in forza alla data di entrata in vigore del Decreto, domanda di trattamento ordinario di integrazione salariale (Cassa integrazione ordinaria e Assegno ordinario di cui agli articoli 19 e 20 del d.l. n. 18/2020, convertito con modificazioni in l. n. 27/2020) per una durata massima di 17 settimane nel periodo compreso tra il 1° luglio e il 31 ottobre 2021, senza versamento del contributo addizionale.

Ai datori di lavoro appartenenti ai sopra indicati settori resta precluso fino al 31 ottobre 2021 l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge 23 luglio 1991, n. 223 e sono sospese le procedure avviate successivamente al 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto. Fino al 31 ottobre 2021 è anche preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (art. 3, l. 15 luglio 1966, n. 604), con sospensione delle procedure in corso di cui all’art. 7 della l. n. 604/1966.

Queste sospensioni e preclusioni non operano: nelle ipotesi di licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa oppure dalla cessazione definitiva dell’attività di impresa conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività; nei casi in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa (art. 2112 c.c.); nelle ipotesi di accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo; nei casi di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione.

L’art. 4, comma 8, introduce nel d.l. n. 73/2021 (c.d. Decreto Sostegni bis) l’art. 40 bis con il quale viene previsto un trattamento straordinario di integrazione salariale in deroga, per un massimo di 13 settimane, fruibili fino al 31 dicembre 2021, in favore dei datori di lavoro privati che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 (come individuati all’art. 8, comma 1, Decreto Sostegni, d.l. n. 41/2021, convertito con modificazioni in l. n. 69/2021) e che non possono ricorrere ai trattamenti di integrazione salariale previsti dal d.lgs. n. 148/2015. Le aziende che accedono al sopra indicato trattamento di integrazione salariale, per la durata del trattamento fruito entro il 31 dicembre 2021, non possono avviare le procedure di cui agli articoli 4, 5 e 24 della Legge 23 luglio 1991, n. 223 e restano sospese le procedure avviate successivamente al 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto di appalto.

Nello stesso periodo, è anche preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (art. 3, l. 15 luglio 1966, n. 604), con sospensione delle procedure in corso di cui all’art. 7 della l. n. 604/1966. 

Le sospensioni e preclusioni non si applicano nei seguenti casi: licenziamenti motivati dalla cessazione definitiva dell’attività dell’impresa oppure dalla cessazione definitiva dell’attività di impresa conseguente alla messa in liquidazione della società senza continuazione, anche parziale, dell’attività; liquidazione nella quale non si configuri una cessione di un complesso di beni o attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa (art. 2112 c.c.); accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo; fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa o ne sia disposta la cessazione.

In parallelo con l’approvazione del decreto-legge di cui sopra, il 29 giugno 2021, all’esito di una riunione che si è svolta a Palazzo Chigi, è stato sottoscritto, dal Presidente del Consiglio, dal Ministro del Lavoro e da Cgil, Cisl, Uil, Confindustria, Alleanza delle Cooperative, Confapi, un Avviso comune per accompagnare le imprese verso lo sblocco del divieto di licenziamento, rendendolo meno indolore per i lavoratori interessati.

L’Intesa prevede che le parti sociali «… alla luce della soluzione proposta dal Governo sul superamento del blocco dei licenziamenti…» si impegnino a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro, auspicando una pronta e rapida conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali ed esprimendo l’impegno e l’auspicio all’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione continua e permanente.

L’Avviso comune, frutto di una mediazione complessa tra posizioni diverse e confliggenti tra di loro, è stato salutato positivamente, anche dalle Organizzazioni Sindacali, pur nella consapevolezza che trattasi comunque di mere dichiarazioni di intenti e di semplici raccomandazioni, prive di effetti giuridici vincolanti.

Maria Agostini, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: d.l. 30 giugno 2021, n. 99

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