Il compenso e la giusta retribuzione per le attività gestorie e operative, svolte dall’amministratore di una società di capitali ed i limiti di applicazione della clausola arbitrale ai fini della individuazione del giudice competente

di V. A. Poso -

L’ordinanza 19 agosto 2021, n. 23147 merita di essere segnalata perché, a fronte di due domande, dirette ad ottenere, l’una, il compenso di amministratore, come deliberato dall’assemblea di una società di capitali, e mai corrisposto, per lo svolgimento delle attività gestorie, l’altra, la giusta retribuzione per le ulteriori attività  svolte, rapportate ad un ruolo dirigenziale, la Corte di Cassazione censura la sentenza della Corte di Appello di Firenze che, in maniera semplicistica, aveva considerato la seconda richiesta indirettamente connessa alla prima, ritenendole entrambe ricomprese nel campo di applicazione della clausola arbitrale statutaria e quindi devolute alla competenza del collegio di tre arbitri amichevoli compositori.

L’interpretazione della Corte territoriale trae origine, in realtà, dal convincimento espresso dal giudice di primo grado, il Tribunale di Livorno, che aveva accolto parzialmente le domande proposte dall’amministratore ricorrente, considerandole in chiave unitaria di attività complessivamente svolta, come afferenti un unico rapporto di lavoro ex art. 409, comma 3, c.p.c., determinando la giusta retribuzione, anche facendo applicazione dell’art. 36, Cost., sulla base di conteggi elaborati dal CTU nominato con riferimento alla retribuzione riconosciuta dalla contrattazione collettiva per il personale dirigente.

Una decisione, quella di primo grado, che scontava, probabilmente, la genericità delle domande proposte, dirette ad ottenere il compenso comunque dovuto, ad ogni titolo, per le varie prestazioni svolte, detratto quanto già ricevuto in corso di rapporto.

Merita qui riportare il testo della clausola arbitrale inserita nello statuto sociale del 4 novembre 2004: «qualsiasi controversia relativa all’interpretazione e alla esecuzione del presente statuto e su qualunque altra materia inerente direttamente o indirettamente ai rapporti sociali, tra società e soci, amministratori e liquidatori, o soci tra di loro […..] sarà deferita ad un collegio di tre arbitri amichevoli compositori» per ribadire, come afferma il S.C., che la stessa «deve essere interpretata, in mancanza di volontà contraria, nel senso che rientrano nella competenza arbitrale tutte le controversie che si riferiscono a pretese aventi la “causa petendi” nel contratto cui la clausola si riferisce, con esclusione, quindi, di quelle che nello stesso contratto hanno unicamente un presupposto storico» e che nel caso di specie «il dedotto rapporto dirigenziale è estraneo al rapporto sociale (tra società e soci, amministratori e liquidatori o soci tra di loro), ma inerisce il diverso e distinto contratto di lavoro subordinato (come dirigente) del [l’amministratore] con la società».

Vincenzo Antonio Poso, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: Cass., ordinanza 19 agosto 2021, n. 23147

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