È irrilevante il patema d’animo ai fini del risarcimento quale autonoma voce di danno non patrimoniale nel contesto dell’applicazione delle c.d. tabelle milanesi

di V. A. Poso -

Il principio riassunto nel titolo di questa breve nota è stato affermato dalla Corte di Cassazione nella ordinanza n. 35015 del 17 novembre 2021 (e in altre pronunce relative alla medesima fattispecie: n.  31358 e n. 31367 del 3 novembre 2021; n. 31583 del 4 novembre 2021), a proposto del naufragio della motonave Costa Concordia sulla quale i lavoratori danneggiati erano stati imbarcati con mansioni di camerieri di sala, ritenendosi sufficiente il risarcimento del danno non patrimoniale correlato alla lesione permanente dell’integrità psicofisica nella misura percentuale specificamente determinata, con il massimo aumento a titolo di personalizzazione, in applicazione delle c.d. tabelle milanesi, in sede di liquidazione del danno biologico.

A nulla rileva, secondo i giudici di legittimità (che hanno confermato l’orientamento espresso dalle pronunce di merito), l’innegabile drammaticità e gravità dei fatti che si sono verificati e la sofferenza che gli stessi hanno senza dubbio causato ai lavoratori che sono stati coinvolti in un evento catastrofale di grandi dimensioni, temendo per diverse ore per la loro sopravvivenza.

Dopo aver ripercorso la giurisprudenza sul carattere unitario del danno non patrimoniale (a partire dalle Sezioni Unite n. 26972 e n. 29975 dell’11 novembre 2008), che ricomprende tutte le voci elaborate anche dalla dottrina, la Cassazione ribadisce la legittimità della c.d. personalizzazione del danno forfettariamente individuato in termini monetari, come misura di adeguamento dello stesso attraverso i meccanismi tabellari applicati dalle pronunce di merito, restando acquisita alla valutazione del giudice di merito il riconoscimento e la liquidazione delle componenti di danno ulteriori rispetto a quelle ricomprese nella forfettizzazione e del danno morale soggettivo.

Restano in disparte, nella nostra analisi, i profili, pur rilevanti, attinenti alla intempestiva e generica allegazione a sostegno della domanda di risarcimento del danno morale connesso al pregiudizio derivante ex se dal coinvolgimento dei lavoratori nel tragico naufragio della motonave.

Tenuto conto della entità del danno biologico subito (in alcuni casi lieve),  risarcito con l’importo standard previsto dalle tabelle milanesi in relazione all’età della persona e alla percentuale di menomazione dell’integrità psicofisica accertata, è stata ritenuta sufficiente l’ulteriore somma riconosciuta a titolo  di danno morale soggettivo, quale patema d’animo, cioè  del turbamento psichico transeunte legato alla innegabile gravità e drammaticità del fatto e della sofferenza che lo stesso ha senza dubbio causato al ricorrente, al pari di tutti gli altri soggetti coinvolti nel drammatico naufragio.

Del tutto adeguata, quindi, è stata ritenuta la misura della liquidazione del danno morale, nonostante il carattere catastrofale dell’incidente in cui sono stato coinvolti i lavoratori, sulla base di una valutazione equitativa, pur sempre caratterizzata da un certo grado di approssimatività, ma sottratta alle censure formulate sotto il profilo del vizio della motivazione, anche se la personalizzazione del danno con l’aumento in misura del 50% non soddisfa i canoni risarcitori normativamente e giurisdizionalmente previsti.

Vincenzo Antonio Poso, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: Cass., 17 novembre 2021, n. 35015

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