Su chi incombe l’onere della prova del danno biologico?

di M. Russo -

L’individuazione dei criteri di ripartizione della prova in relazione alla responsabilità datoriale per lesione dell’integrità psico-fisica del lavoratore è il “cuore” della sentenza della Corte di Cassazione 3 marzo 2022, n. 7058.

La vicenda sottoposta al vaglio della Suprema Corte concerne la domanda di un lavoratore – occupato per oltre trent’anni come operatore di mezzi speciali (gruista, escavatorista, trattorista) – volta all’accertamento della responsabilità della società datrice di lavoro per i danni biologici, morali ed esistenziali a lui comportati dallo svolgimento di mansioni usuranti (movimentazione dei carichi, esposizione a vibrazioni, posture incongrue, eventi climatici) in assenza di adeguate misure preventive.

Il giudice di prime cure accoglie la domanda e condanna la società al risarcimento del danno, ma la Corte d’appello riforma la pronuncia, in quanto “il lavoratore non aveva fornito […] prova sufficiente, il cui onere era su di lui ricadente, della sussistenza di specifiche omissioni datoriali nella predisposizione di quelle misure di sicurezza, suggerite dalla particolarità del lavoro, dall’esperienza e dalla tecnica, necessarie ad evitare il danno”.

È proprio attorno a questo passaggio argomentativo della pronuncia di secondo grado che si snoda la sentenza in commento.

La Corte di cassazione, sulla scorta del consolidato orientamento di legittimità, ribadisce che l’obbligo di prevenzione di cui all’art. 2087 c.c. non configura un’ipotesi di responsabilità oggettiva, per cui il datore di lavoro risulta diligente e adempiente nel caso in cui abbia predisposto le misure idonee secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica (v., ex pluribus, Cass., 17 aprile 2012, n. 6002; Cass., 22 gennaio 2014, n. 1312; Cass., 21 maggio 2019, n. 13644; Cass., 26 luglio 2019, n. 20364, tutte in DeJure).

Da ciò consegue che il lavoratore ricorrente deve dimostrare l’esistenza del danno, la nocività dell’ambiente di lavoro e il nesso causale. Se il lavoratore fornisce tale prova “sussiste per il datore di lavoro l’onere di provare di avere adottato tutte le cautele necessarie ad impedire il verificarsi del danno” (sul punto, v. anche Cass., 29 gennaio 2013, n. 2038; Cass., 15 giugno 2017, n. 14865; Cass., 23 maggio 2018, n. 12808; Cass., 19 ottobre 2018, n. 26495; Cass., 15 luglio 2020, n. 15112, in DeJure).

È questo il principio al quale la Corte d’appello, in diversa composizione, dovrà attenersi per il riesame del materiale istruttorio e degli esiti della prova, orale e documentale.

Marianna Russo, ricercatrice nell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli

Visualizza il documento: Cass., 3 marzo 2022, n. 7058

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