Tirocini formativi e di orientamento: ecco le nuove linee guida.

di F. Kretly, S. Visonà -

Il 25 maggio 2017, la Conferenza Stato-regioni ha sancito accordo sulle nuove “Linee guida in materia di tirocini formativi e di orientamento” che sostituiscono le Linee guida approvate il 24 gennaio 2013 in attuazione della legge n. 92 del 2012 c.d. legge Fornero (si allega il resoconto della seduta del 25 maggio 2017).
Oggetto delle Linee guida sono i tirocini extracurriculari ovvero i tirocini – formativi, di orientamento, di inserimento o reinserimento lavorativo – che si svolgono al di fuori di un percorso formale di istruzione o formazione, anche universitaria, e che costituiscono una misura di politica attiva del lavoro finalizzata a creare un contatto tra il tirocinante e il mondo del lavoro, contribuendo all’arricchimento del suo bagaglio di conoscenze e competenze professionali.
Le principali novità rispetto alle precedenti Linee guida riguardano: il superamento della suddivisione dei tirocini in tre distinte tipologie con differenti destinatari e differenti limiti massimi di durata; la previsione di una durata massima di 12 mesi per tutti i tirocini salvo per quelli rivolti alle persone disabili, per i quali viene confermata la durata massima di 24 mesi; l’introduzione di una durata minima del tirocinio pari a 2 mesi, nella generalità dei casi, a 1 mese per i tirocini stagionali e a 14 giorni per i tirocini che vedono coinvolti studenti durante il periodo estivo.
Altra interessante novità concerne l’esplicita inclusione tra i possibili destinatari dei tirocini dei soggetti già occupati che siano in cerca di altra occupazione e dei lavoratori a rischio di disoccupazione che, secondo la definizione dell’articolo 19, comma 4, del decreto legislativo n. 150 del 2015, sono i lavoratori a cui è stato intimato il licenziamento, anche durante il periodo di preavviso. Tale previsione è conforme ai più recenti orientamenti, secondo i quali le misure di politica attiva del lavoro non sono indirizzate esclusivamente ai disoccupati, ma possono riguardare anche persone già occupate che desiderano migliorare la loro posizione o semplicemente trovare un’altra occupazione.
Viene prevista espressamente la possibilità per i Ministeri e per l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro (ANPAL), in accordo con le regioni e le province autonome, di promuovere tirocini a rilevanza nazionale per i quali l’indennità di partecipazione è fissata in un minimo di 300 euro lordi.
Le Linee guida specificano, poi, i casi nei quali non è possibile ospitare tirocinanti, per esempio nel caso di imprese sottoposte a procedure concorsuali, o di imprese che abbiano effettuato licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nei 12 mesi precedenti e che prevedano di impiegare i tirocinanti in attività equivalenti a quelle svolte dai lavoratori licenziati. In entrambi i casi, il divieto è superabile se si raggiunge un accordo con le organizzazioni sindacali.
Inoltre, non possono essere impiegati come tirocinanti professionisti abilitati o qualificati all’esercizio di professioni regolamentate per lo svolgimento di attività rientranti tra quelle tipiche o riservate alla professione.
Le Linee guida contengono anche una revisione dei limiti numerici per l’attivazione di tirocini, prevedendo nel dettaglio il numero di tirocinanti che è possibile ospitare in proporzione alle dimensioni dell’unità operativa presso cui viene svolto il tirocinio. Sono previste deroghe ai limiti numerici in favore dei soggetti ospitanti che assumano, con contratto di lavoro subordinato della durata di almeno 6 mesi, una percentuale non inferiore al 20% dei tirocinanti impiegati nei 24 mesi precedenti.
Quanto alle modalità di attivazione dei tirocini, il soggetto promotore e il soggetto ospitante stipulano una convenzione, sulla base di modelli definiti dalle regioni e dalle province autonome, alla quale è allegato il progetto formativo individuale (PFI) concordato tra soggetto promotore, ospitante e tirocinante. Il PFI, il cui modello è allegato alle Linee guida, definisce gli obiettivi formativi da conseguire, la durata del tirocinio, l’orario giornaliero e settimanale, l’indennità corrisposta al tirocinante, che non può essere inferiore a 300 euro lordi, le garanzie assicurative e le attività che saranno svolte dal tirocinante in base alle aree di attività contenute nella classificazione dei settori economico-professionali di cui al decreto interministeriale 30/06/2015, concernente la definizione di un quadro operativo per il riconoscimento a livello nazionale delle qualificazioni regionali e delle relative competenze, nell’ambito del Repertorio nazionale dei titoli di istruzione e formazione e delle qualificazioni professionali.
Le Linee guida dedicano, poi, una rinnovata attenzione all’attestazione finale rilasciata al tirocinante al termine del tirocinio, sulla base del PFI e del Dossier individuale (che raccoglie tutta la documentazione utile alla valutazione del tirocinio), nella quale sono riportate le attività effettivamente svolte con riferimento alle varie aree di attività, al fine di agevolare la trasparenza e la spendibilità delle competenze acquisite.
Infine, le Linee guida contengono un paragrafo dedicato alle misure di vigilanza, al controllo ispettivo sul corretto utilizzo dei tirocini e alle sanzioni applicabili in caso di violazione. Il paragrafo contiene anche alcuni criteri generali in base ai quali le regioni e le province autonome potranno, eventualmente, introdurre apposite sanzioni graduandole a seconda che le violazioni riscontrate siano sanabili o non più sanabili.
Le regioni si sono impegnate a recepire con proprie disposizioni le nuove Linee guida entro sei mesi dall’accordo, ferma restando la facoltà di prevedere disposizioni di maggior tutela.

Francesca Kretly, funzionario dell’Ufficio legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

Stefano Visonà, capo dell’Ufficio legislativo del Ministero del lavoro e delle politiche sociali

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