Alcuni dati su uguaglianza di genere e crescita economica.

di M. Scarnà -

Introduzione

Nelle righe che seguono forniremo uno spunto di discussione per quanto riguarda la differenza di genere nel mondo del lavoro e le sue possibili determinanti in Italia. Dopo aver mostrato le serie storiche dei tassi di occupazione maschili e femminili (rapporto fra occupati e popolazione ultra quindicenne), si propone un semplice modello di regressione lineare che mostra una relazione abbastanza forte tra il differenziale dei tassi di occupazione maschile e femminile e tasso di crescita del PIL.

Le differenze di genere in Italia

Secondo l’articolo 3 della Costituzione, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale (uguaglianza formale) e, nel caso così non fosse, lo Stato deve intervenire per eliminare le disuguaglianze (uguaglianza sostanziale). Le differenze di genere, tuttavia, sono ancora forti in Italia, malgrado l’impegno delle forze politiche. Nel sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali si può infatti leggere: «Le politiche italiane per la promozione delle pari opportunità di genere sul lavoro sono portate avanti grazie all’attività del Comitato Nazionale di Parità […]. Tra gli obiettivi individuati dal Comitato c’è la rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono la realizzazione di un’effettiva parità di genere, garantendo un’adeguata rappresentanza femminile anche in quei settori dove le donne sono tradizionalmente sottorappresentate».

Il mercato del lavoro, il gender pay gap e il gender employement gap

Una delle ultime ricerche realizzate dal Censis conferma che “è soprattutto sul piano della partecipazione femminile al mercato del lavoro che si dispiega il gender gap rispetto ai maschi e la distanza dagli altri Paesi […] Non solo le donne hanno maggiori difficoltà ad affacciarsi sul mercato del lavoro e a trovare un’occupazione stabile, ma hanno anche tassi di disoccupazione superiori a quelli degli uomini, per cui la disoccupazione nell’ultimo anno (nel 2018) in Italia è dell’11,8% per le donne e del 9,7% per gli uomini”.  Uno dei principali aspetti su cui si concentra la letteratura è il cosiddetto gap pay gender, ovvero le differenze salariali tra uomini e donne (ISTAT, CENSIS).

Sfortunatamente, analizzando i dati sulla partecipazione delle donne al lavoro e incrociandoli con i tassi di crescita del PIL, emerge un elemento ulteriore assai importante: nei periodi in cui l’economia cresce, il differenziale tra i tassi di occupazione maschile e femminile aumenta, quasi come se in Italia lo sviluppo penalizzasse le donne. Abbiamo elaborato i dati ISTAT e ragionato su medie mobili biennali: l’effetto di una media mobile è quello di ridurre la variabilità della serie, smorzandone i picchi ed innalzandone le valli. La media mobile svolge un’azione spianante, ossia rende più “liscia” la serie originale.

Abbiamo riportato su un grafico temporale (v. grafico A) le serie storiche dei tassi di occupazione maschili (linea continua), femminili (linea tratteggiata) e la loro differenza (linea quadrettata) dal 1959 al 2019: essa ha toccato punte vicine al 50% per attestarsi intorno al 17% negli ultimi anni. Abbiamo usato questo indicatore e non il tasso di disoccupazione perché esso è “il principale indicatore del mercato del lavoro, in quanto indica la capacità dello stesso di utilizzare le risorse umane disponibili” [cfr. Regione Emilia Romagna]. Esso è più significativo poiché meglio esprime in che misura la risorsa lavoro di un paese è effettivamente utilizzata. Un basso tasso di occupazione evidenzia normalmente la presenza di una vasta area di “scoraggiamento”. Un tasso di occupazione elevato, viceversa, mette in luce la capacità di un paese di occupare gli individui disponibili a lavorare.

L’ipotesi: se l’economia cresce, le differenze di genere aumentano

Come anticipato, abbiamo ipotizzato un legame diretto tra disuguaglianza di genere e crescita dell’economia. Per evidenziare tale caratteristica, abbiamo realizzato un grafico in cui sull’asse orizzontale vi sono i tassi di crescita del PIL (a prezzi costanti 2010) e sull’asse verticale i relativi differenziali occupazionali. Emerge un legame abbastanza forte tra le due variabili: a tassi di crescita del PIL elevati corrisponde un’elevata differenza tra i tassi di occupazione maschile e femminile.

Entrando più nello specifico, l’equazione della retta di regressione è la seguente: Y = 0,24 + 3,29X, con X che rappresenta il tasso di crescita del PIL rispetto al periodo precedente. Questo significa che per ogni punto percentuale in più del PIL, il differenziale occupazionale tra uomini e donne cresce di oltre 3%. Per ciò che riguarda la bontà dell’analisi, abbiamo un coefficiente di correlazione pari a 0,82 e un coefficiente di determinazione per la retta di regressione (R2) pari a 0,67. In sostanza: la crescita del PIL spiega quasi il 70% del gender-gap in termini di partecipazione al mercato del lavoro (v. grafico B).

Conclusioni

Secondo una recente analisi di Openpolis, «le disparità di genere a livello di occupazione dipendono in gran parte dal fatto che le responsabilità di assistenza nei confronti di altri individui, in particolar modo la genitorialità, spesso ricadono unicamente sulla donna e non sull’uomo». Questo potrebbe giustificare quanto emerge dall’analisi: nei periodi in cui il PIL cresce e dunque diventa meno necessario che in famiglia vi siano due redditi, è la donna a rinunciare a all’occupazione. Ma questa è solo un’ipotesi che andrebbe verificata con ulteriori indagini.

Massimiliano Scarnà, docente di discipline giuridiche nella scuola secondaria

Grafici

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Fonti

www.bancaditalia.it

https://www.censis.it/sicurezza-e-cittadinanza/donne-lontane-dagli-uomini-e-lontane-dall%E2%80%99europa-il-gender-gap-nel-lavoro

https://www.censis.it/sites/default/files/downloads/Sintesi_def_0.pdf

https://www.istat.it/it/files//2019/12/Differenziali-retributivi-in-Italia.pdf

https://www.itinerariprevidenziali.it/site/home/biblioteca/pubblicazioni/documento32050542.html

https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/parita-e-pari-opportunita/Pagine/orientamento.aspx

https://www.openpolis.it/wp-content/uploads/2019/04/Report-occupazione-2020.pdf

https://statistica.regione.emilia-romagna.it/factbook/fb/lavoro/to_20_64

I dati relativi al PIL e all’occupazione sono stati reperiti come segue.

– PIL a prezzi concatenati 2010, anni 1958-2017: https://www.bancaditalia.it/statistiche/tematiche/stat-storiche/stat-storiche-economia/NA150_2.0.zip

– PIL a prezzi concatenati 2015, anni 2018-2019: http://dati.istat.it/Index.aspx?QueryId=11944 (successivamente riproporzionati al valore 2010)

– forze lavoro per sesso, anni 1959-2015: http://seriestoriche.istat.it/fileadmin/documenti/Tavola_10.5.xls

– forze lavoro per sesso, anni 2016-2019: http://dati.istat.it (popolazione per condizione professionale)