Giustificato motivo oggettivo e tutela reintegratoria ancora al vaglio della Corte costituzionale. Ma è proprio necessario?

di Giovanni Spinelli -

Il commento si concentra sulle censure mosse all’art. 18, settimo comma, dello “Statuto dei lavoratori”, nella parte in cui tale norma distingue, nel contesto del licenziamento per giustificato motivo oggettivo, le ipotesi di “manifesta insussistenza del fatto” dagli altri casi non altrimenti qualificati di difetto del medesimo motivo. A dire del giudice rimettente, il criterio in parola è indeterminato, introduce una differenza irragionevole rispetto al licenziamento per motivi soggettivi e al licenziamento collettivo e aggrava l’onere della prova a carico del lavoratore. Seguono talune riflessioni critiche sui temi posti dal giudice rimettente.

The comment focuses on the criticisms towards art. 18, seventh paragraph, of the “Workers’ Statute,” in the part in which this provision makes a distinction, in the context of dismissal for a justified objective reason, the hypotheses of “manifest non-existence of the fact” from other cases not otherwise qualified as lacking the same ground. According to the referring judge, the criterion in question is indeterminate, introduces an unreasonable difference with respect to the dismissal for subjective reasons and collective dismissal, and increases the burden of proof on the worker. This is followed by some critical reflections on the issues raised by the referring judge.