A Torino la Corte d’Appello ribalta il verdetto: i ciclofattorini sono etero-organizzati.

di Redazione -

La Corte d’Appello di Torino ha parzialmente accolto i ricorsi presentati dai ciclofattorini di Foodora contro la sentenza di primo grado dello scorso maggio che aveva ricondotto le prestazioni dei ricorrenti entro l’area dell’autonomia.

È stato reso noto esclusivamente il dispositivo della sentenza, che si pubblica. Vi si legge che ai lavoratori vengono assicurati tutti i trattamenti economici («retribuzione diretta, indiretta e differita») propri del lavoro subordinato e ricavati dal CCNL. Il diritto a tali trattamenti – si legge ancora – sorge «ex art. 2 d.lgs. n. 81/2015».

Salvo le rituali formule di condanna al pagamento e le decisioni sulle spese, il dispositivo non aggiunge nient’altro.

È perciò di tutta evidenza che solo la pubblicazione della motivazione scioglierà i molti interrogativi rimasti aperti. Ad esempio: che tipo di applicazione è stata fatta dell’art. 2? È possibile che la “applicazione della disciplina del lavoro subordinato”, predicata da tale disposizione, abbracci solo i trattamenti economici e non anche le modalità di estinzione del rapporto?

La Redazione

Visualizza il documento: App. Torino, dispositivo 11 gennaio 2019

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