«Sciopero selvaggio» nel settore aereo e risarcimento dei danni ai passeggeri.

di G. Centamore -

Con la sentenza resa in data 18 aprile 2018 che qui si commenta (Cause riunite C-195/17, da C-197/17 a C-203/17, C-226/17, C-228/17, C-254/17, C-274/17, C-275/17, da C-278/17 a C-286/17 e da C-290/17 a C-292/17 – Helga Krüsemann e altri), la Corte di giustizia dell’Unione Europea è tornata nuovamente sul tema dello sciopero. Ma non si agitino i giuslavoristi europei, la cui sensibilità – come di certo non sfuggirà al lettore di queste brevi note – è stata messa a dura prova alcuni anni fa con le famigerate pronunce Laval e Viking line. Questa volta, il tema del conflitto collettivo resta, per la verità, solo sullo sfondo. Ad entrare in rotta di collisione con la «sfera» dell’impresa, infatti, non sono i diritti dei lavoratori in lotta, bensì quelli dei viaggiatori-consumatori beffati da uno «sciopero selvaggio». Come dire, il bilanciamento è tutto interno alle ragioni del mercato, che la Corte non esita a piegare in favore dei passeggeri il cui volo è stato cancellato con scarso preavviso, in violazione delle disposizioni del Regolamento (CE) n. 261/2004, «che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del volo o di ritardo prolungato».

Ma andiamo con ordine. Il vettore aereo tedesco TUIfly GmbH non aveva potuto onorare alcune prenotazioni di voli programmati tra il 3 e l’8 ottobre 2016, a causa di un’azione collettiva realizzata da un cospicuo numero di piloti e da personale di cabina, mediante assenze giustificate per malattia. In particolare, i lavoratori protestavano per l’improvviso – e forse inatteso – annuncio, da parte del datore di lavoro, dell’intenzione di realizzare un’operazione di ristrutturazione aziendale. A quanto pare, il sindacato non aveva contribuito ad organizzare la protesta; per lo meno, non apertamente. Dalla lettura della sentenza sembra, infatti, di cogliere che i lavoratori stessi avessero deciso di porre in essere un’azione di autotutela particolarmente incisiva ed energica, allo scopo di fare sentire le proprie ragioni e mettere in difficoltà il datore di lavoro (punto 38). Il che, in effetti, era perfettamente riuscito. Sennonché, la compagnia aerea – ritenendosi impossibilità ad effettuare i voli a causa di «circostanze eccezionali» (ai sensi dell’art. 5, par. 3 del Regolamento) – non aveva ritenuto di dover rifondere i passeggeri del danno causato dalla cancellazione del volo. Questi ultimi avevano quindi adito un giudice tedesco (l’Amtsgericht Düsseldorf: Tribunale circoscrizionale di Düsseldorf), il quale, posto di fronte a una questione di interpretazione del diritto dell’UE, aveva a sua volta effettuato un rinvio pregiudiziale in favore dei giudici del Lussemburgo. La pronuncia che ne è scaturita presenta, in effetti, alcuni profili di interesse.

Si tenga presente che, sul punto, il diritto UE si rifà alle disposizioni di una Convenzione conclusa a Montreal il 28 maggio 1999 (approvata a nome della Comunità europea con la decisione n. 2001/539/CE del Consiglio, del 5 aprile 2001), giusta la quale gli obblighi che incombono ai vettori aerei operativi dovrebbero essere limitati o dovrebbero non applicarsi nei casi in cui un evento è dovuto a circostanze eccezionali che non si sarebbero potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso. Siffatte circostanze possono, in particolare, ricorrere in caso di instabilità politica, condizioni meteorologiche incompatibili con l’effettuazione del volo in questione, rischi per la sicurezza, improvvise carenze del volo sotto il profilo della sicurezza e scioperi che si ripercuotono sull’attività di un vettore aereo. Più in generale – aveva, nel tempo, chiarito la Corte di giustizia – tali circostanze potrebbero consistere in eventi che, per la loro natura o la loro origine, non sono inerenti al normale esercizio dell’attività del vettore aereo in questione e sfuggono all’effettivo controllo di quest’ultimo (sentenza del 4 maggio 2017, Pešková e Peška, C-315/15, EU:C:2017:342, punto 22). Beninteso, esse non sono necessariamente e automaticamente causa di esonero dalla responsabilità, ma devono essere oggetto di analisi caso per caso (v., in tal senso, sentenza del 22 dicembre 2008, Wallentin-Hermann, C-549/07, EU:C:2008:771, punto 22). A tale proposito, nel caso in esame, la Corte osserva come lo sciopero «selvaggio» – azione collettiva che in sé potrebbe probabilmente portare ad un esonero dalla responsabilità – sia ricollegabile all’«annuncio a sorpresa» del vettore aereo di realizzare una ristrutturazione aziendale. La Corte enfatizza questo elemento, rilevando che lo sciopero «non può essere considerato come una circostanza che sfugge all’effettivo controllo del vettore aereo», che resta pertanto responsabile della cancellazione dei voli. In definitiva, l’assenza spontanea «per malattia» di una parte significativa del personale di volo, a seguito di un appello diffuso spontaneamente dai dipendenti stessi, per protestare contro l’annuncio a sorpresa di una ristrutturazione dell’impresa, non rientra nella nozione di «circostanze eccezionali» ai sensi dell’art. 5, par. 3 del Regolamento.

La Corte di giustizia aggiunge, così, un altro capitolo alla propria giurisprudenza sullo sciopero: pare di poterne trarre un avvertimento alle imprese – non solo del settore – a gestire con maggiore prudenza le proprie vicende organizzative interne, atteso che potrebbero essere chiamate a rispondere, per lo meno, di fronte all’onnipotente cittadino-consumatore, dei danni causati da azioni collettive spontanee.

Giulio Centamore, assegnista di ricerca nell’Università di Bologna

Visualizza il documento: C. giust., 17 aprile 2018, C-195/17

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