Nullità, conciliazione e riconoscimento di mansioni superiori nel pubblico impiego privatizzato

di Maria Paola Monaco -

Sinossi. I giudici della Suprema Corte di Cassazione nella sentenza in commento affermano che il datore di lavoro pubblico in sede conciliativa non può attribuire ad un dipendente un inquadramento superiore per il semplice fatto di aver svolto per un certo periodo mansioni superiori. In particolare, mentre il giudice di appello avevano ritenuto illegittimo l’atto di annullamento in autotutela della conciliazione effettuato dal datore di lavoro pubblico – agendo il datore di lavoro pubblico con i poteri e le capacità del privato – e avevano confermato, quindi, la validità della conciliazione, i giudici della Suprema Corte raggiungono conclusioni opposte. La conciliazione doveva essere dichiarata invalida ex art. 1418 c.c., per contrarietà a norma imperativa. Non è, infatti, possibile nel settore dell’impiego pubblico a un datore di lavoro attribuire ad un dipendente che abbia svolto mansioni superiori il correlato inquadramento, al di fuori della rigida casistica dettata dall’art. 52 del d.lgs. 165/2001.