Metalmeccanici: finalmente un nuovo contratto… e unitario

di G. Centamore -

Inutile nasconderselo: la notizia è che c’è un contratto unitario per il settore metalmeccanico, storicamente capofila nella sperimentazione di forme di tutela per i lavoratori ed essenziale premessa per lo sviluppo del manufatturiero e per la stessa economia italiana. Dopo otto sofferti anni di contrattazione separata – che hanno prodotto una conflittualità esasperata, anche sul piano giudiziario, tra le tre storiche federazioni di categoria e con le controparti datoriali – gli attori del sistema di relazioni sindacali (Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Federmeccanica e Assistal) hanno siglato, il 26 novembre 2016, un’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL, poi confermata a larga maggioranza (l’80,11% dei 350.749 votanti) da un referendum indetto tra i lavoratori interessati dall’accordo. Che questa sia la notizia emerge dalla rassegna stampa: una «grande lezione di democrazia» (Landini), un «accordo storico» (Bentivogli) o un «investimento sulle persone» (Storchi), nelle voci di alcuni dei protagonisti di una trattativa durata un anno, partita, val la pena sottolinearlo, da posizioni distanti e piattaforme separate (Fiom, Fim-Uilm, Federmeccanica). Tra i primi commentatori, c’è chi ha salutato con favore una «firma importante che può aprire una nuova stagione» (Treu, su La Stampa del 27.11.16), o persino «la quarta rivoluzione industriale» (Seghezzi-Tiraboschi, in Adapt del 28.11.16), ma anche chi critica aspramente l’intesa, che avrebbe sancito «la resa della Fiom» ad alcune rivendicazioni storiche del padronato (Cremaschi, in MicroMega online del 19.12.16).

Ma i contenuti?

Di certo, le parti si sono fatte reciproche concessioni, anche su temi scottanti, ma considerate le premesse (la conflittualità sindacale, oltre a quell’autentico convitato di pietra che è la crisi economica) il compromesso può sembrare accettabile: e poi, non è forse questo il gioco delle relazioni industriali?

Se sulla retribuzione il compromesso ha sancito l’introduzione di una mini scala mobile (che consentirà dal 2017 un recupero dell’inflazione reale a giugno, ex post, sulla base dell’IPCA, mentre per il 2016 c’è un’una tantum di 80€ che non incide sul t.f.r.), la piena variabilità dei premi di risultato e la tendenziale assorbibilità degli aumenti dei minimi tabellari rispetto agli incrementi individuali (salvo espressa clausola contraria) ed agli emolumenti fissi concordati a livello aziendale, è da rimarcare che le parti datoriali si sono impegnate ad attivare dal 2017 piani di flexible benefits (100€ nel 2017, 150€ nel 2018, 200€ nel 2019), ad elevare dall’1,2% al 2% l’aliquota contributiva a carico delle aziende per i lavoratori iscritti al fondo di previdenza COMETA, nonché ad una contribuzione a carico del datore pari ad €156 per il fondo di sanità mètaSalute. Si segnala poi la costituzione di una Commissione nazionale per la Salute e sicurezza, oltre ad importanti novità sul piano del coinvolgimento dei lavoratori sempre in materia di sicurezza. Nell’ambito dell’Osservatorio paritetico nazionale sull’industria metalmeccanica si aprirà invece un’analisi sulle dinamiche economiche e del mercato connesse ad Industria 4.0 e sulle soluzioni da sperimentare per le aree ad alta tensione occupazionale (in primis, il Mezzogiorno). In tema di partecipazione sembra promettere bene la costituzione di un Comitato consultivo nelle aziende con più di 1.500 dipendenti (e almeno due unità produttive con 300 o una con 500 dipendenti), che si dovrà riunire almeno una volta l’anno e sarà consultato sulle scelte strategiche con impatto occupazionale. Quanto alla formazione continua, il sindacato registra la previsione di un diritto soggettivo ad usufruire di percorsi della durata di 24 ore pro-capite nel triennio (o, in alternativa, un contributo di 300€ per iniziative esterne), oltre ad alcuni riconoscimenti per il diritto allo studio. Di estrema importanza – e delicatezza – sarà poi il lavoro della Commissione paritetica per la riforma del sistema di inquadramento professionale, che dovrebbe portare, nel giro di alcuni anni, ad una revisione dei sistemi classificatori, fermi dal ‘73. Infine, sul piano dei rapporti con il sistema confederale, c’è l’importante riconoscimento (vista soprattutto la posizione della Fiom) di un’esigenza di armonizzazione rispetto alle previsioni del TU Rappresentanza 2014.

Queste sono solo alcune delle principali novità introdotte da quello che sembra, in effetti, un buon contratto.

Giulio Centamore, assegnista di ricerca presso l’università di Bologna

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