L’indennità di maternità spetta anche al padre libero professionista: la Consulta chiarisce definitivamente.

di M. Falsone -

La Corte costituzionale conferma, come già stabilito da Corte cost. 385/2005, che gli artt. 70 e 72 del d.lgs. 151/2001 sull’indennità di maternità per le libere professioniste sono incostituzionali nella parte in cui non prevedono il principio che tale beneficio economico, in alternativa alla madre, possa spettare al padre.

La Corte costituzionale, in particolare, ha riconosciuto che la sentenza 385/2005 ha natura di sentenza additiva di principio. Essa quindi necessita di un intervento del legislatore che, in questo caso, è giunto con dieci anni di ritardo. Solo nel 2015, infatti, il d.lgs. n. 80 ha esteso il diritto all’indennità al padre libero professionista, anche se solo in alcune ipotesi particolari: in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Ciò precisato, la Corte ha stabilito che la sentenza additiva 385/2005 contiene un principio enunciato in maniera puntuale e quindi suscettibile di diretta applicazione. Pertanto, essa impone al giudice del caso concreto di fondare la sua decisione su tale principio, quale regola di diritto positivo, ancor prima che il legislatore intervenga per dare ad esso piena attuazione.

La decisione dirime così un contrasto giurisprudenziale formatosi negli ultimi anni. La Consulta, infatti, sconfessa l’orientamento secondo cui “la decisione del 2005 non è auto-applicativa (self-executing) (…) essendo comunque necessario un intervento del legislatore volto a delineare il punto di bilanciamento tra principio di parità di trattamento tra coniugi, diritti del bambino e protezione specifica della salute e dell’integrità psico-fisica della madre in ordine a tutte le provvidenze che sono connesse all’evento della nascita biologica” (Cass. 8594/2016); d’altra parte, invece, approva l’approccio di quelle decisioni per le quali “fermo l’assunto secondo il quale con le pronunce additive di principio la Corte non immette direttamente nell’ordinamento una concreta regola positiva, nel rispetto della competenza legislativa del Parlamento, non può essere contestato che l’affermazione del diritto del padre adottivo libero professionista, in alternativa alla madre, a fruire dell’indennità di maternità ha natura imperativa e deve essere applicato con l’efficacia stabilita dall’art. 136 Cost.” (Cass. 10282/2018, per un commento della decisione si rinvia a D’Ascola, Adozione e indennità di maternità a favore dei padri avvocati: un sicuro sì dalla Cassazione, in Il Quotidiano Giuridico, 18 maggio 2018).

Pertanto, la decisione che si segnala impone di applicare il principio di cui alla Corte cost. 385/2005 alle controversie che vedono coinvolti padri professionisti che, prima dei decreti attuativi del jobs act, abbiano domandato, in alternativa alla madre, l’indennità di maternità. Anche se la questione è più controversa, dal tenore della sentenza si può sostenere che il principio fissato nel 2005 sia ora applicabile direttamente dai giudici di merito anche alle controversie relative ai padri professionisti che chiedono il riconoscimento dell’indennità, in alternativa alla madre, per le nascite avvenute dopo l’entrata in vigore del d.lgs. 80/2015, ma che non rientrino nei casi particolari previsti da quest’ultimo provvedimento normativo.

Maurizio Falsone, ricercatore nell’Università degli Studi di Genova

Visualizza il documento: C. cost., 23 maggio 2018, n. 105

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