Licenziamento orale: la Cassazione torna a pronunciarsi sul decorso dei termini di decadenza.

di F. Goffi -

Per mezzo della recente ordinanza n. 523 del giorno 11 gennaio 2019, la Suprema Corte di Cassazione (Sezione Lavoro) è tornata a pronunciarsi in merito all’applicabilità o meno dei termini di decadenza per l’impugnazione del licenziamento ex art. 6 della l. n. 604 del 1966 ove il recesso venga intimato verbalmente al lavoratore.

Nella controversia in esame, nello specifico, in seguito ad un licenziamento orale comminato ad un dipendente, la Corte d’Appello di Torino aveva ritenuto di far decorrere il dies a quo del termine di decadenza di sessanta giorni dalla data di comunicazione del recesso, senza prendere in considerazione l’orientamento consolidato della giurisprudenza di legittimità in materia.

Investita della questione, la Cassazione non ha potuto che rilevare, sulla scorta dei propri precedenti, l’inapplicabilità dei termini di cui sopra alla specifica ipotesi del licenziamento sprovvisto del requisito della forma scritta. Infatti, come correttamente affermato dallo stesso giudice, l’atto del licenziamento «costituisce un negozio giuridico unilaterale recettizio, vincolato dal requisito della forma scritta», talché è in virtù di tale elemento che può riscontrarsi una «volontà chiara e definitiva del datore di lavoro di recedere dal rapporto lavorativo» (in questo senso, si veda anche Cass., 2 marzo 1999, n. 1757).

Ebbene, ove detto requisito non risulti soddisfatto, non v’è dubbio che la conseguenza giuridica consista nella vera e propria inesistenza dell’atto o, comunque, nella sua assoluta nullità. In tal senso, la Corte ha avuto modo di rilevare che, «essendo il licenziamento inefficace (“tamquam non esset”), siccome nullo per difetto di un requisito ab substantiam”, l’unico termine che il lavoratore», il quale intenda provvedere all’impugnazione del provvedimento, è tenuto a rispettare “è quello prescrizionale» di cinque anni. Peraltro, va altresì aggiunto che, in ogni caso, la decadenza «non può essere rilevata d’ufficio, attenendo ad un diritto disponibile, ma necessita di un’eccezione».

Come anticipato, si tratta di una decisione del tutto in linea con il costante orientamento interpretativo della giurisprudenza che, nell’affermare l’inapplicabilità dei termini di cui sopra, si è persino spinta sino a negare (in materia di licenziamento orale) la necessità di una preventiva impugnazione stragiudiziale del recesso al fine della proposizione di un giudizio (si veda, a tal proposito, Cass., 9 novembre 2015, n. 22825), posto che, come si legge nella sentenza in commento, risulta del tutto assente «l’atto scritto cui la norma fa decorrere il termine di decadenza».

Fabio Goffi, dottore in Giurisprudenza

Visualizza il documento: Cass., ordinanza 11 gennaio 2019, n. 523

Scarica il commento in PDF