È legittimo il rifiuto del lavoratore di dichiarare l’adesione allo sciopero

di M. L. Picunio -

Nella sentenza n. 447/2016 la Corte d’Appello di Milano si pronuncia sul licenziamento intimato in occasione della partecipazione dei lavoratori ad uno sciopero, affermandone la natura ritorsiva e discriminatoria e confermando, pertanto, il diritto dei lavoratori alla reintegra.

Diversamente da ciò che accade nella generalità dei casi, in cui il motivo ritorsivo, antisindacale, viene abilmente mascherato ponendo a fondamento del recesso differenti motivazioni, nella fattispecie presa in esame dalla Corte, la Società intima il licenziamento proprio contestando l’assenza ingiustificata dei lavoratori dal posto di lavoro. Infatti la stessa, basandosi su differenti argomentazioni, sostiene l’illegittimità della ripetuta astensione dal lavoro, ritenendo integrati i presupposti per il licenziamento per giusta causa.

In particolare risulta di particolare interesse il fatto che il licenziamento venga intimato sulla base di una pretesa violazione degli obblighi di correttezza e buona fede, in quanto i lavoratori, chiamati a giustificare i motivi dell’assenza, avevano rifiutato di rispondere alle richieste dell’azienda e di dichiarare l’adesione allo sciopero.

Nella decisione la Corte respinge in toto le difese dell’azienda e coglie l’occasione per ribadire l’assolutezza del diritto di sciopero ed affermare che tale diritto “non può essere subordinato a forme o restrizioni atteso che esso […] non ha altri limiti se non quelli che si rinvengono in norme che tutelano posizioni soggettive concorrenti su un piano prioritario”. Ciò considerato, la Corte ritiene che anche la richiesta dell’azienda di chiedere giustificazione del motivo dell’assenza dovuta alla partecipazione allo sciopero possa essere considerata una restrizione di tale diritto e, conseguentemente, afferma che le assenze dal lavoro che costituiscono esercizio del diritto di sciopero non richiedono giustificazione.

Maria Laura Picunio, dottoranda di ricerca nell’Università di Padova

Visualizza il documento: CdA-Milano-sentenza-30-marzo-2016-n.-447

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