Le misure assistenziali e i servizi sociali al tempo del Coronavirus.

di M. D'Onghia -

L’emergenza epidemiologica dettata dal diffondersi del Coronavirus ha bloccato gran parte delle attività in Italia, lasciando solo quelle definite essenziali. E così, mentre i Comuni e i Centri per l’impiego stavano finalmente portando a compimento il processo di implementazione del Reddito di Cittadinanza (RdC), l’arrivo dell’emergenza sanitaria ha imposto un repentino ripensamento delle priorità d’intervento, dell’allocazione delle risorse e dell’organizzazione dei servizi sociali.

In proposito, il Ministero del lavoro, con circolare n. 1 del 27 marzo 2020, ha sospeso i termini relativi alla presa in carico diretta dei beneficiari del RdC, previsti dal d.l. n. 4/2019 (per un approfondimento sia consentito rinviare al mio articolo su questa rivista, n.1 del 2020). Già l’art. 40 del decreto “Cura Italia” (d.l. n. 18/2020), anche ai fini di limitare gli spostamenti delle persone fisiche ai casi strettamente necessari, ha disposto la sospensione per due mesi – dall’entrata in vigore dello stesso decreto – delle condizionalità previste per i beneficiari del RdC, oltre che per i percettori di Naspi e DiscColl e dei relativi termini, senza nocumento per l’erogazione del beneficio. La circolare precisa così che sono stati sospesi i termini per la convocazione dei beneficiari del RdC da parte dei Centri per l’impiego ovvero dei servizi competenti per il contrasto alla povertà dei Comuni, ai fini della sottoscrizione dei patti per il lavoro e dei patti per l’inclusione sociale. Di conseguenza risultano sospesi per lo stesso periodo tutte le condizionalità, anche l’attivazione e l’obbligo di partecipare a Progetti Utili alla collettività (PUC). Il Ministero ha però rimesso all’autonomia organizzativa degli enti territoriali, pur nel prioritario rispetto delle misure emergenziali, la facoltà di assicurare continuità alle attività rivolte ai nuclei beneficiari del RdC, con particolare riferimento a quelle già avviate in considerazione dei bisogni emersi e dei percorsi già concordati, nonché di attivare particolari sostegni che si rendessero necessari alla luce di specifici bisogni che potrebbero emergere nell’attuale situazione, nell’interesse generale all’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni del RdC. Si precisa anche che, per il periodo di sospensione degli obblighi, la partecipazione delle famiglie a eventuali attività precedentemente concordate, attuabili nel rispetto delle condizioni di sicurezza, potrà avvenire solo su base volontaria.

Nella stessa circolare vengono poi fornite alcune utili indicazioni per la riorganizzazione dei servizi sociali, il cui ruolo è ora particolarmente centrale e ancor più lo sarà nella fase immediatamente successiva all’emergenza. Il Ministero del lavoro ha sottolineato proprio il «ruolo cruciale» che i servizi sociali possono rivestire nel contesto attuale al fine di «mantenere la massima coesione sociale» e far fronte alle situazioni di emarginazione e isolamento a cui alcuni soggetti fragili (ad esempio, anziani, disabili, persone senza fissa dimora) sono inevitabilmente più esposti.

Da qui la necessità di mantenere operativo il sistema dei servizi sociali, ridefinendo e adattando i servizi e le prestazioni fornite per assicurare il rispetto delle misure precauzionali. La circolare ribadisce, così, in modo chiaro che la continuità dei servizi sociali può avvenire solamente rispettando le misure precauzionali disposte a tutela della salute pubblica e dei singoli volontari e operatori, i quali devono essere messi nelle condizioni di operare in sicurezza, rispettando la distanza interpersonale di almeno un metro (e, laddove possibile, privilegiando i contatti a distanza) e utilizzando gli appositi dispositivi di protezione individuale.

Si sottolinea, inoltre, il ruolo fondamentale dei servizi sociali comunali nel coordinare tutte le realtà del terzo settore operanti sul territorio, anche co-progettando con esse gli interventi e i servizi, strumentali a tutelare il diritto alla salute o altri diritti fondamentali della persona (quali, ad esempio, l’assistenza, l’alimentazione, l’igiene, il disbrigo di pratiche amministrative non procrastinabili). Gli spostamenti (sia all’interno del proprio Comune che fra Comuni limitrofi) dei volontari che operano in tali ambiti sono considerati «necessari» proprio per soddisfare esigenze primarie degli individui, e sono quindi ammessi (previa compilazione dell’apposito modulo di autodichiarazione) senza incorrere nelle sanzioni previste.

Il Ministero procede anche a una ricognizione delle strutture e dei servizi che possono operare nell’attuale periodo emergenziale. Si tratta, in particolare, di consultori, SERT, centri diurni, centri per senza tetto, centri diurni per persone con difficoltà di carattere sociale, empori sociali per persone in povertà estrema, centri polivalenti per anziani e persone con disabilità, centri di ascolto per famiglie, attività di mediazione familiare, centri antiviolenza e anti tratta.

Vengono poi elencati i servizi svolti dalle associazioni e dagli enti a favore di persone impossibilitate a muoversi dal proprio domicilio, quali ad esempio i servizi di distribuzione alimentare a domicilio per anziani o disabili oppure il disbrigo di pratiche amministrative urgenti. Per quanto riguarda specificatamente i centri diurni socio-sanitari e sanitari per disabili, va pure ricordato che già il decreto “Cura Italia” (art. 47, d.l. n. 18/2020) assegna all’azienda sanitaria locale la possibilità di attivare, in accordo con gli enti gestori dei centri, interventi non differibili in favore delle persone con disabilità ad alta necessità di sostegno sanitario. E lo stesso decreto (art. 48) consente alle amministrazioni competenti di fornire prestazioni domiciliari o a distanza nell’ambito dei servizi educativi e scolastici e nei centri diurni per anziani e disabili. Nella circolare viene fatta menzione specifica ai servizi di somministrazione di pasti alle fasce di popolazione debole: in tale ambito l’ordinanza della protezione civile del 29 marzo 2020 ha anche assegnato importanti risorse finanziarie ai Comuni, che per la distribuzione dei beni alimentari si avvalgono del cd. COC (Centro Operativo Comunale) e possono rivolgersi anche agli enti del terzo settore.

Di notevole rilievo la parte della circolare dove si evidenziano alcuni ambiti specifici all’interno dei quali potrebbero manifestarsi particolari criticità. In primo luogo quelli relativi alle persone senza fissa dimora, per i quali è necessario che i servizi di mensa e accoglienza notturna, gli sportelli per la distribuzione di prima necessità e l’operatività delle unità di strada non vengano interrotti. Proprio a protezione delle persone senza fissa dimora e degli operatori sociali che li assistono, va anche segnalata la richiesta di «interventi urgenti e indifferibili» da parte dell’Associazione “Avvocato di strada onlus” dell’8 aprile 2020 (https://www.avvocatodistrada.it/wp-content/uploads/2020/04/lettera-Regine-sindaco-prefetto.pdf). In particolare, qui, a fronte della preoccupante quantità di nuovi contagi multipli che si stanno registrando nei servizi rivolti alla grave marginalità sia a livello nazionale che locale, si chiede «la predisposizione di procedure d’intervento in carico alle autorità sanitarie, di concerto con le protezioni civili, gli enti locali e gli enti gestori dei servizi, al fine di affrontare prontamente la diffusione del virus Covid-19 sia all’interno delle strutture di accoglienza sia in strada», oltre a incentivare le soluzioni alloggiative emergenziali, facendo ricorso ad alberghi o altre strutture predisposte ad hoc su disposizione di Sindaci e Prefetti. Inoltre, si chiede «di avere particolare cautela ed attenzione nel dare indicazione ai preposti organi di accertamento di non sanzionare le persone senza dimora per il solo fatto che sono in strada e non a casa, poiché pare chiaro che esse non siano messe nelle condizioni di obbedire all’ordine legislativo, e ciò anche a causa di da chi ha la responsabilità di creare le opportune e adeguate condizioni».

Altro ambito critico menzionato nella circolare è quello dei servizi domiciliari, dei quali si sottolinea l’importanza in un contesto in cui vengono meno le ordinarie attività di sostegno offerte dal sistema educativo e scolastico o ricreativo e, da qui, la necessità di potenziarli anche per evitare che il peggioramento delle condizioni abbia effetti irreversibili per le situazioni particolarmente vulnerabili (in tale senso si è mosso anche l’art. 9 del d.l. n. 14/2020, laddove prevede l’attivazione di alcuni specifici servizi domiciliari per gli alunni con disabilità).

Con riferimento agli individui particolarmente fragili e vulnerabili, sia sotto l’aspetto fisico che psicologico, la circolare sottolinea l’opportunità di potenziare i servizi di ascolto (anche per via telefonica e telematica) delle persone in carico. E in relazione alle situazioni di forte vulnerabilità per donne e minori da cui potrebbero derivare episodi di violenza domestica, si evidenzia la necessità di attivare misure urgenti di protezione e coinvolgimento tempestivo dell’autorità giudiziaria.

Va aggiunto, infine, che su tali tematiche si sono mossi autonomamente anche alcune Regioni e Comuni che, con apposite circolari e provvedimenti (consultabili nei link riportati in calce), hanno ulteriormente specificato taluni aspetti relativi ai servizi sociali e alle attività consentite del terzo settore.

Madia D’Onghia, professoressa ordinaria nell’Università di Foggia

Visualizza i documenti: Emilia-Romagna, Linee guida attività di volontariato COVID-19 25.3.2020Campania, ordinanza 12.3.2020, n. 13Lazio, ordinanza 20.3.2020, n. Z00013; Marche, ordinanza 25.3.2020, n. 14; Ministero del lavoro, circolare 27.3.2020, n. 1Puglia, ordinanza 21.3.2020, n. 190; Toscana, ordinanza 6.4.2020, n. 26Comune Milano, determina 31.3.2020, n. DD 2419

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