La Riforma Madia dopo la pronuncia della Corte Costituzionale n. 251 del 2016

di L. Busico -

Il Consiglio di Stato, con parere n. 83 del 17 gennaio 2017, risponde a talune questioni poste dal Ministero per la semplificazione e la pubblica amministrazione con riferimento a tre decreti legislativi emanati in attuazione della legge 7 agosto 2015, n. 124 (cd. “Riforma Madia”).

Come è noto, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 251 del 25 novembre 2016, ha dichiarato incostituzionali diverse disposizioni della l. n. 124/2015 nella parte in cui richiedevano per l’adozione da parte del Governo dei decreti legislativi attuativi solo il “parere”, anziché l’“intesa”, con le Regioni.

Il massimo organo consultivo, anzitutto, ricorda come la l. n. 124/2015 contenga un disegno di riforma complessiva del sistema amministrativo italiano (cfr. l’ampia analisi della legge sul n. 3/2015 di RGL, con i contributi di Barbieri, Bellavista, D’auria, Realfonzo, Viscione, Zoppoli, Borgogelli, Garilli, Vettor e D’onghia, nonché sul n. 5/2015 di GDA, con i contributi di Mattarella, Carotti, Vesperini, Macchia, Fiorentino, Battini, Bonura, Fonderico e Auriemma), per cui è di determinante importanza la realizzazione di tale disegno in modo unitario e non solo con riferimento ad alcuni settori.

Nel merito il Consiglio di Stato, partendo dalla premessa che la pronuncia della Consulta riguarda la legittimità costituzionale della sola legge delega e non dei decreti legislativi attuativi, che non sono stati oggetto di impugnazione in via principale, indica al Governo le modalità con cui proseguire la realizzazione della riforma in conformità coi dettami della sentenza della Corte Costituzionale.

In particolare il parere evidenzia che:

  • il vizio procedimentale riscontrato nella legge delega può essere sanato mediante interventi correttivi sui decreti legislativi già adottati;
  • per porre in essere i suddetti interventi correttivi il Governo, sulla base della normativa vigente (d.lgs. n. 281/1997), può raggiungere ora l’intesa con le Regioni in Conferenza Stato-Regioni, o in Conferenza unificata, a seconda dei casi;
  • tali intese debbono riferirsi ai decreti legislativi nel loro complesso, non a singole disposizioni degli stessi ritenute lesive delle competenze regionali;
  • nell’intesa possono essere disciplinati anche gli effetti già dispiegati nel periodo intercorso tra l’entrata in vigore del decreto legislativo originario e quella dell’intervento correttivo.

Il parere, infine, sempre nell’ottica dell’unitaria realizzazione del disegno riformatore, raccomanda il Governo di intervenire tempestivamente in due importanti settori, per i quali la delega è scaduta (dirigenza e servizi pubblici locali), attraverso due possibili modalità: a) l’emanazione di una nuova legge delega conforme ai vincoli procedimentali sanciti dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 251; b) l’adozione di un disegno di legge governativo avente, almeno in parte, il contenuto del decreto delegato che andrebbe a sostituire.

Luca Busico, coordinatore presso la Direzione del personale dell’Università di Pisa

Visualizza il documento: Consiglio di Stato, parere n. 83/2017

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