La Corte costituzionale ribadisce l’importanza dell’autodichia per il Senato e per la Presidenza della Repubblica.

di G. Mazzotta -

Si segnala la sentenza n. 262 del 13 dicembre 2017 della Corte Costituzionale in tema di autodichia per il Senato e per la Presidenza della Repubblica.

Le sezioni unite della Corte di cassazione avevano sollevato conflitto di attribuzioni tra poteri dello stato con due differenti ricorsi: il primo contro il Senato ed il secondo contro il Presidente della Repubblica in relazione all’approvazione di disposizioni che affidano ad organi interni la decisione delle controversie con l’amministrazione che attengono allo stato ed alla carriera giuridica ed economica dei propri dipendenti. Tali disposizioni, per la Cassazione, comprimerebbero la sfera di attribuzioni dell’autorità giudiziaria precludendo l’accesso ad una piena tutela giurisdizionale.

La Corte costituzionale, interrogandosi proprio sulla natura dell’autodichia, nella decisione in commento afferma che essa «costituisce manifestazione tradizionale della sfera di autonomia riconosciuta agli organi costituzionali».

E tale autonomia si dispiega soprattutto ed in primis a livello normativo: gli organi costituzionali producono norme giuridiche atte a disciplinare l’assetto e l’organizzazione dei loro apparati serventi.

Gli organi costituzionali, dunque, a detta della Corte, hanno provveduto a disciplinare il rapporto di lavoro con i propri dipendenti poiché hanno ritenuto che tale scelta fosse funzionale ad una più completa garanzia di autonomia.

La Corte poi si spinge sino ad affermare di aver sciolto la riserva espressa all’interno della sentenza 120 del 2014, in cui si definiva «controversa» la questione del fondamento e del confine dell’autodichia: in sostanza oggi afferma che dal momento in cui gli organi costituzionali hanno autonomia nel regolare i rapporti con i propri dipendenti, consentire alla giurisdizione comune di interpretare ed applicare tale disciplina speciale dimezzerebbe tale autonomia e dunque, non sarebbe rispettosa dell’assetto costituzionale.

A parere di chi scrive tale decisione, tuttavia, non sembra appianare il dibattito dottrinale sul tema: i primi commentatori hanno, infatti, indicato molteplici aspetti ampiamente insoddisfacenti della sua motivazione.

Gabriella Mazzotta, avvocato in Pisa e dottore di ricerca

Visualizza il documento: C. cost., 13 dicembre 2017, n. 262

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