La CGIL sogna un nuovo diritto del lavoro e sindacale…in cui gli artt. 39 e 46 Cost. siano attuati

di S. D'Ascola -

Il progetto di riforma in oggetto è stato presentato dalla CGIL a gennaio del 2016. L’intenzione dei proponenti è di farne una proposta di legge di iniziativa popolare, per la quale è già in corso la raccolta di firme.

Si tratta di un progetto di respiro molto ampio, rispondente alla duplice finalità di riordino e sistemazione della disciplina vigente (con conseguente abrogazione di molte norme) e soprattutto di riforma della legislazione sul rapporto individuale di lavoro in direzione nettamente più garantistica per i lavoratori rispetto a quanto oggi previsto, specie a seguito degli interventi più recenti del legislatore, e secondo una concezione tendenzialmente più universalistica.

È evocativo il richiamo alla storica legge del 1970 nell’intitolazione del progetto “Carta dei diritti universali del lavoro. Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori”.

I tratti principali da segnalare sono:

– la previsione di tutele, in parte differenziate ma a tratti molto simili, per le tre grandi categorie del lavoro subordinato, autonomo e parasubordinato;

– il netto avvicinamento della disciplina prevista per le grandi imprese a quella prevista per le imprese medio piccole;

– l’espansione del principio di non discriminazione, con disciplina dettagliata (ad es. artt. 11 e 57).

Di notevole interesse è inoltre il contenuto del titolo II, rivolto a dare attuazione agli art. 39 e 46 Cost. Con riguardo alla prima norma si apre alla registrazione dei sindacati e si prevedono regole chiare in tema di rappresentatività e contrattazione. Con riguardo alla seconda, si definisce il ruolo dei rappresentanti dei lavoratori nell’impresa rispetto ai meccanismi di informazione, consultazione e controllo sulle decisioni delle imprese, con regole speciali di monitoraggio e sorveglianza per le società dei “settori di importanza strategica di interesse pubblico”.

Di fianco ad alcuni elogi di metodo (sinteticità e chiarezza) e di merito (effettività di divieti e sanzioni) ricevuti da questa proposta, i rilievi critici mossi dai primi osservatori (di estrazione culturale bipartisan) evidenziano la difficoltà di conciliare una disciplina così rigida e “novecentesca” con l’odierno mercato del lavoro, tecnologico e globalizzato.

Simone D’Ascola, dottorando di ricerca nell’Università degli studi di Verona

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