La Cassazione conferma nuovamente l’inapplicabilità al pubblico impiego della Riforma Fornero.

di G. Mazzotta -

La Corte di Cassazione, con la sentenza che si segnala, torna a pronunciarsi sull’inapplicabilità al rapporto di pubblico impiego della c.d. legge Fornero.

Com’è noto, a seguito dell’entrata in vigore della legge n. 92/2012, i giudici si sono interrogati in ordine alla possibile applicazione della stessa anche ai rapporti di lavoro con la pubblica amministrazione.

Nel caso oggetto della presente decisione un dirigente medico aveva impugnato il proprio licenziamento per giusta causa irrogato a seguito di procedimento disciplinare (con lettera di contestazione del 12 agosto 2014) conclusosi con il recesso per giusta causa (datato 9 dicembre 2014).

Tuttavia, allo stesso tempo, nelle more del procedimento il lavoratore aveva chiesto di essere sottoposto a visita medica per motivi di salute ed era stato giudicato inidoneo con conseguente provvedimento di dispensa dal servizio e risoluzione del rapporto di lavoro datato 21 ottobre 2014 (con diritto al preavviso).

La Corte d’appello, in applicazione della disciplina prevista dalla legge Fornero, aveva ritenuto che il licenziamento disciplinare intimato in data successiva alla lettera di dispensa dal servizio, in realtà retroagisse i suoi effetti al momento della contestazione disciplinare e, di conseguenza, il lavoratore non avesse diritto al pagamento del preavviso.

La Cassazione ha affermato che, in ossequio di un suo precedente orientamento già segnalato (http://www.rivistalabor.it/la-cassazione-ai-dipendenti-pubblici-si-applica-lart-18-st-lav-ante-riforma-fornero/), in base al combinato disposto dei commi 7 e 8 dell’art. 1 della legge n. 92/2012 la legge Fornero si applicherebbe solo nel caso in cui sia espressamente previsto.

Più in generale tale disciplina risulta inconciliabile con le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche (d.lgs. n. 165/2001).

A parere di chi scrive, come già sottolineato in precedenza, tale soluzione ermeneutica ripropone la problematica della disparità di trattamento tra i dipendenti pubblici e privati e dunque, è necessario (come tra l’altro auspica la stessa Cassazione) un intervento sistematico del legislatore, volto proprio ad armonizzare la disciplina del pubblico impegno con quella del lavoro privato.

Gabriella Mazzotta, avvocato in Pisa e dottore di ricerca

Visualizza il documento: Cass., 6 ottobre 2017, n. 23424

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