È illegittimo il licenziamento fondato su addebiti ricavati dalla email aziendale, se il controllo effettuato non è preceduto dalla informativa al lavoratore.

di D. Bellini -

Si segnala una recente pronuncia del Tribunale di Roma, che torna sul tema dei controlli difensivi in un licenziamento successivo alla riforma dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, operata con il Jobs Act (art. 23, d.lgs. n. 151/2015).

Nel caso esaminato, un dipendente di una agenzia di lavoro è licenziato per avere promosso la fatturazione attiva di affari in realtà non ancora perfezionatisi, attraverso la creazione di evidenze false.

La società aveva formulato gli addebiti accedendo alla posta elettronica aziendale del lavoratore e controllando il software aziendale.

Con l’impugnazione del licenziamento, il lavoratore rileva, tra i vari aspetti, anche l’inutilizzabilità dei dati raccolti sugli strumenti di lavoro, vista l’assenza di una adeguata informativa sulle modalità d’uso e sull’effettuazione dei controlli (come previsto dall’art. 4 della l. n. 300/1970 nella sua nuova formulazione).

Il Tribunale accoglie la censura, e nelle motivazioni lascia intendere che la categoria dei “controlli difensivi” non abbia più spazio nel nuovo testo dell’art. 4 l. n. 300/1970.

Si legge nell’ordinanza: «nel nuovo testo non è più vietato, in termini assoluti, effettuare controlli a distanza sui lavoratori, sicché non appare più necessario appellarsi a finalità difensive per superare un divieto totalitario di controllo a distanza che non esiste più».

Tuttavia, proprio per questo, la possibilità di effettuare i controlli è sottoposta a «limiti chiari e rigorosi la cui osservanza non può più apparire eludibile in base al discutibile e poco logico criterio per cui, una volta che si è scoperto ex post che il lavoratore ha commesso un illecito grave, l’esito risulta ex post difensivo, sicché non conta più come il datore ha acquisito quella informazione».

Applicando il principio al caso di specie, il Tribunale di prime cure dichiara illegittimo il licenziamento visto che l’informativa aziendale non ha adeguatamente informato il lavoratore:

a) del fatto che la sua attività avrebbe potuto essere controllata attraverso tali strumenti di lavoro,

b) sulle modalità di svolgimento del controllo.

Dalla mancata informativa discende che «il fatto delle falsificazioni deve giudicarsi materialmente insussistente», con condanna della società alla reintegra del ricorrente.

Il Tribunale di prime cure – valorizzando il nuovo testo dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori  – non applica il principio secondo cui «esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale» (Cass., 10 novembre 2017, n. 26682; Cass., 23 febbraio 2012, n. 2722).

Aderisce quindi all’orientamento che sostiene il superamento del concetto di controllo difensivo, non più applicabile anche per l’espresso inserimento della tutela del patrimonio aziendale tra le causali che legittimano il controllo a distanza (Del Punta, La nuova disciplina dei controlli a distanza sul lavoro, in RIDL, 2016, I, 77, nello stesso senso Trib. Roma, 16 settembre 2016, n. 93383; contra si v. Maresca, Controlli tecnologici e tutele del lavoratore nel nuovo art. 4 dello Statuto dei lavoratori,  in RIDL, 2016, I, 513, secondo cui non rientrerebbero comunque nell’alveo dell’art. 4 quei software mirati ad accertare soltanto condotte illecite del lavoratore – e non l’attività lavorativa nel suo complesso – come ad esempio i reati informatici).

Nell’attesa di conoscere i nuovi arresti giurisprudenziali sul tema dei controlli difensivi, la predisposizione di una adeguata informativa aziendale appare comunque fondamentale per potere utilizzare i dati estratti dagli strumenti di lavoro.

Danilo Bellini, avvocato in Carrara

Visualizza il documento: T. Roma, 13 giugno 2018, n. 57668

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