Firme digitali PAdES o CAdES? La parola alle Sezioni Unite.

di C. Mazzotta -

Con la sentenza che si segnala, le Sezioni Unite – chiamate a decidere su una questione di massima di particolare importanza – affrontano il tema relativo alla scelta tra la firma di tipo PAdES o quella di tipo CAdES per la sottoscrizione dei documenti informatici da notificare via PEC direttamente dall’avvocato.

Com’è noto, nel caso del formato CAdES il file generato si presenta con l’estensione <*.p7m> e per visualizzare il documento oggetto della sottoscrizione è necessario utilizzare un’applicazione specifica.

Al contrario, se la firma digitale viene apposta in formato PAdES il file ha una normale estensione <*.pdf> ed è leggibile con i comuni lettori disponibili per tale formato.

La Suprema Corte ripercorre la normativa in materia, anche sovranazionale, e innanzitutto ricorda che, secondo il diritto dell’Unione Europea, i due tipi di firma digitale si equivalgono e devono essere riconosciuti dagli Stati membri.

Analogamente, ricorda la Corte, anche per la normativa nazionale sul processo civile telematico, la struttura del documento firmato digitalmente può essere sia CAdES che PAdES.

Ne consegue – concludono le Sezioni Unite – che «si deve escludere che le disposizioni tecniche tuttora vigenti (pure a livello di diritto dell’UE) comportino in via esclusiva l’uso della firma digitale in formato CAdES, rispetto alla firma digitale in formato PAdES».

E ciò vale anche per i documenti analogici (quali le procure alle liti), che divengono digitali tramite scansione, che possono essere sottoscritti indifferentemente con firme digitali di tipo CAdES o PAdES.

Chiara Mazzotta, avvocato in Pisa

Visualizza il documento: Cass., sez. un., 27 aprile 2018, n. 10266

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