Convocazione dell’assemblea: diritto del singolo componente o della RSU unitariamente intesa?

di C. Zoli -

Nella pronuncia in commento la Suprema Corte ha affermato che le “associazioni sindacali nazionali” legittimate ad agire ex art. 28, l. 20 maggio 1970, n. 300 non sono solo quelle che hanno stipulato un contratto collettivo nazionale, ma anche quelle che svolgono attività su tutto o su ampia parte del territorio nazionale e che abbiano una struttura organizzativa articolata a tale livello. Secondo la Suprema Corte il criterio selettivo della norma statutaria è incentrato «sull’effettività dello svolgimento dell’attività sindacale e sulla sua diffusione, a carattere contenutistico e non meramente formale, su gran parte del territorio nazionale». Di conseguenza, nonostante non avesse concluso alcun contratto collettivo nazionale, il sindacato che ha agito ex art. 28, l. n. 300/1970 era in possesso degli altri requisiti necessari per poterne affermare il carattere nazionale.

La Suprema Corte si è pronunciata altresì sulla possibilità che l’assemblea di cui all’art. 20, l. n. 300/1970 potesse essere convocata anche da un singolo componente della RSU. Sotto tale profilo la pronuncia presenta notevole interesse dal momento che la Corte riprende i due orientamenti che si contendono il campo. Secondo una prima ricostruzione, il diritto di indire l’assemblea di cui all’art. 20, l. n. 300/1970 non rientra tra le prerogative attribuite a ciascun componente della RSU, in quanto quest’ultima è un organo collegiale chiamato a deliberare a maggioranza (cfr. Cass., 26 febbraio 2002, n. 2855; Cass., 16 febbraio 2005, n. 3072). Secondo l’opposta ricostruzione, invece, la convocazione dell’assemblea rientrerebbe tra le prerogative attribuite a ciascun componente della RSU, purché questi sia stato eletto nelle liste di un sindacato che, nella azienda di riferimento, sia, di fatto, dotato di rappresentatività, ai sensi dell’art. 19, l. n. 300/1970, quale risultante a seguito della sentenza della Corte costituzionale n. 231/2013 (cfr. in questo senso Cass., 7 luglio 2014, n. 15437; Cass., 16 ottobre 2014, n. 21931).

Nel caso di specie, tuttavia, la Suprema Corte dichiara inammissibile la questione, in quanto il datore di lavoro aveva di fatto riconosciuto la legittimazione ad indire l’assemblea al singolo componente della RSU. Siffatto comportamento concludente equivale a riconoscere la sussistenza delle condizioni legittimanti in capo al singolo componente della RSU e non consente al datore di lavoro di contestarne, in un secondo momento, i presupposti.

Carlo Zoli, professore ordinario nell’Università di Bologna

Visualizza il documento: Cass., 26 febbraio 2016, n. 3837

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