Convertito in legge il decreto che tutela i platform workers: ecco le principali novità.

di S. D'Ascola -

Il 2 novembre 2019, nella Gazzetta Ufficiale n. 257, è apparsa la legge n. 128, che converte – con modifiche – il Decreto Legge 3 settembre 2019, n. 101, contenente disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali.

La legge interviene su vari profili, ma in questa sede analizzeremo brevemente le previsioni relative al lavoro prestato attraverso piattaforma digitale.

La legge n. 128, in vigore dal 3 novembre 2019, ha modificato le specifiche tutele per i lavoratori delle piattaforme, in particolare di quelli impegnati nei servizi di consegna a domicilio: i c.d. riders, molto comuni nel food delivery. Ha modificato alcune novelle al d.lgs. n. 81/2015 che, già con la prima versione del decreto n. 101, erano intervenute. Alcune delle novità odierne sono molto importanti perché incidono su una disposizione cruciale del ciclo di riforme del 2015, non solo nel settore del lavoro tramite piattaforma: l’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 81/2015.

Viene infatti rimodellata la figura delle collaborazioni organizzate dal committente. Invece di consistere in una collaborazione esclusivamente personale, tali collaborazioni si concretizzano adesso in una prestazione prevalentemente personale (come quelle di cui all’art. 409, n. 3, c.p.c.), che deve altresì, come già previsto, essere continuativa e le cui modalità di esecuzione debbono essere «organizzate dal committente». L’interferenza organizzativa del committente – sul cui inquadramento sistematico non ci soffermiamo in questa sede – non deve, però, più manifestarsi «anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro», dal momento che tale ultimo inciso viene soppresso.

Pare quindi che la latitudine della collaborazione organizzata sia più ampia di quanto previsto in precedenza: la prestazione può essere prevalentemente o esclusivamente personale (naturalmente il canone la “prevalenza” della personalità include anche la sua “esclusività”) e la etero-organizzazione è un requisito integrabile con modalità concrete non prefissate dalla legge, senza dunque una verifica svolta in particolare sui tempi e sui luoghi dell’attività. Alle collaborazioni organizzate come noto «si applica la disciplina del lavoro subordinato».

Con la conversione rimane invariato il periodo aggiunto alla fine del primo comma dell’art. 2, in base al quale «le disposizioni di cui al presente comma si applicano anche qualora le modalità di esecuzione della prestazione siano organizzate mediante piattaforme anche digitali»: la disposizione non è tecnicamente assai incisiva poiché non vi era ragione di escludere che già in precedenza si potesse riscontrare la presenza di una collaborazione organizzata quando l’organizzazione avveniva attraverso piattaforme digitali. Né, specularmente, si può ritenere che il nuovo inciso in qualche maniera imponga di ravvisare l’esistenza di una collaborazione organizzata per il solo fatto che è coinvolta una piattaforma digitale: la presenza della etero-organizzazione andrà in ogni caso vagliata caso per caso e il legislatore sembra perciò fornire una sorta di mero “promemoria” a interpreti e giudici sul fatto che la etero-organizzazione possa avere luogo anche in forma digitale, cosa della quale, però, mai francamente si sarebbe potuto dubitare: del resto molte voci in dottrina lo avevano già sostenuto (e, seppur assai problematicamente, anche App. Torino, 4 febbraio 2019, n. 26 era andata in questa direzione).

Viene poi confermata la formulazione del nuovo articolo 2 bis del decreto n. 81, contenente l’ampliamento di alcune tutele per gli iscritti alla gestione separata (indennità  giornaliera  di  malattia, indennità di degenza ospedaliera, congedo di  maternità e congedo  parentale).

Per quanto riguarda, invece, il nuovo Capo V bis del d.lgs. n. 81/2015, rubricato “Tutela del lavoro attraverso piattaforme digitali”, esso con la conversione viene ampliato e i nuovi articoli non vanno più solo da 47 bis a 47 quater (come nella versione del Capo introdotta del d.lgs. n. 101 pre conversione), ma arrivano al 47 octies.

Si tratta di una estensione di tutele pensate per i lavoratori delle piattaforme che non rientrano nello spettro dell’art. 2, comma 1, del d.lgs. n. 81/2015.  Sono dunque rapporti di lavoro autonomo intermediato da piattaforme.

È in questa serie di previsioni che il riferimento è specificamente al settore dei servizi di consegna a domicilio. Il legislatore inserisce infatti chiare definizioni nella prima delle disposizioni qui considerate, ossia il nuovo art. 47 bis del d.lgs. n. 81/2015, che ape il Capo V bis.

Vengono definiti riders i «lavoratori autonomi che svolgono attività di consegna di beni per conto altrui, in ambito urbano e con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore (…) attraverso piattaforme anche digitali» (comma 1) e piattaforme i «programmi e le procedure informatiche utilizzati dal committente che, indipendentemente dal luogo di stabilimento, sono strumentali alle attività di consegna di beni, fissandone il compenso e determinando le modalità di esecuzione della prestazione».

Le garanzie per i fattorini autonomi – che non rientrano nell’ambito della subordinazione tradizionale né in quello delle collaborazioni organizzate dal committente come ora rivisitata – sono le seguenti.

– L’art. 47 ter prevede un requisito di forma, poiché i contratti di lavoro devono essere «provati per iscritto e i lavoratori devono ricevere ogni informazione utile per la tutela dei loro interessi, dei loro diritti e della loro sicurezza». In caso di violazione, al committente è elevata una sanzione amministrativa e il collaboratore ha diritto a un’indennità risarcitoria non superiore ai compensi percepiti nell’ultimo anno, determinata equitativamente con riguardo alla gravità e alla durata delle violazioni e al comportamento delle parti. La violazione è elemento di prova delle condizioni effettivamente applicate al rapporto di lavoro e delle connesse lesioni dei diritti previsti dalla normativa in commento.

– L’art. 47 quater si occupa del profilo retributivo e – seppur con l’entrata in vigore differita di un anno (il 3 novembre 2020) – prevede la possibilità per i contratti collettivi stipulati dalle oo. ss. e associazioni datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale di definire criteri di determinazione del compenso complessivo, che tengano conto delle modalità di svolgimento della prestazione e dell’organizzazione del committente. In assenza della contrattazione, i riders non possono essere retribuiti a cottimo (in base alle consegne effettuate) e hanno comunque diritto a un compenso minimo orario parametrato ai minimi tabellari stabiliti da ccnl di settori affini o equivalenti (si pensi alla logistica), sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale. Per il lavoro notturno, festivo o reso in condizioni meteorologiche avverse, i lavoratori hanno diritto a un’indennità integrativa non inferiore al 10%, determinata dalla contrattazione collettiva o, in assenza, dal Ministero del Lavoro.

– L’art. 47 quinquies estende ai riders non subordinati la disciplina antidiscriminatoria e quella a tutela della libertà e dignità prevista per i lavoratori subordinati. In particolare, l’esclusione dalla piattaforma e le riduzioni delle occasioni di lavoro riconducibili alla mancata accettazione della prestazione sono vietate. Questa previsione è di grande importanza poiché ha l’obiettivo di neutralizzare forme occulte di esercizio illegittimo del potere disciplinare.

– L’art. 47 sexies si occupa della tutela della privacy dei riders, estendendo loro espressamente tutte le garanzie di cui al GDPR (regolamento europeo 679/2016) e al d.lgs. n. 196/2003.

– L’art. 47 septies si occupa della tutela della sicurezza e della relativa copertura assicurativa. Con disposizioni la cui effettiva applicazione è differita di novanta giorni (1 febbraio 2020) esso richiede che l’impresa che utilizza la piattaforma rispetti gli adempimenti tipici del datore di lavoro in materia di salute e sicurezza. I riders sono in particolare soggetti alla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali di cui al D.P.r. n. 1124/1965 in base al tasso di rischio dell’attività svolta. Ai fini del calcolo del premio assicurativo, si assume come imponibile la retribuzione convenzionale giornaliera di importo corrispondente alla misura del limite minimo di retribuzione giornaliera in vigore per tutte le contribuzioni dovute in materia di previdenza e assistenza sociale, rapportata ai giorni di effettiva attività. In ogni caso il committente è tenuto anche al rispetto della normativa di cui al d.lgs. n. 81/2008.

– Infine l’art. 47 octies crea ad un Osservatorio permanente, istituito presso il ministero del Lavoro, finalizzato ad offrire una valutazione indipendente sul rispetto delle tutele minime previste dal nuovo Capo V bis. L’ente è presieduto dal Ministro o da un suo delegato ed è composto da rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori, designati dalle oo.ss. comparativamente più rappresentative. L’Osservatorio verifica, in base ai dati forniti dal Ministero, dall’INPS e dall’INAIL, gli effetti delle disposizioni descritte e può proporre revisioni in base all’evoluzione del mercato del lavoro e della dinamica sociale.

Simone D’Ascola, assegnista di ricerca nell’Università di Pisa

Visualizza il documento: L. 2 novembre 2019, n. 128

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