Continuano i ritocchi governativi sulla disciplina degli anticipi pensionistici e dei premi di produttività.

di S. D'Ascola -

A fine aprile il Governo ha approvato il c.d. decreto fiscale (d.l. n. 50/2017, in G.U. n. 95 del 24 aprile 2017), che interviene su molti istituti in tema di finanza pubblica, spesa pubblica, giustizia tributaria, enti territoriali, rilancio economico e sociale, infrastrutture, in larga parte già oggetto di intervento con la legge finanziaria per il 2017 (l. 11 dicembre 2016, n. 232).

In questa sede si presentano due novità inserite nel capo II del titolo IV, contenente «misure per il lavoro, la produttività delle imprese e gli investimenti».

Si tratta di una modifica alla disciplina dell’anticipo pensionistico e della decontribuzione sui premi di produttività previsti dai contratti aziendali.

La prima misura riguarda l’Anticipo finanziario a garanzia pensionistica (APE), apparso a fine 2016 dal confronto tra Governo e sindacati e disciplinato dai commi 166 e seguenti dell’art. 1 della l. n. 232/2016. L’APE non ridefinisce la disciplina della pensione di vecchiaia (rivoluzionata peraltro a fine 2011), ma introduce solo un “finanziamento ponte” che consente ad alcune categorie di soggetti – in possesso di certi requisiti – di interrompere anzitempo il ciclo della vita lavorativa, godendo da subito di una somma mensile inferiore all’ammontare della futura pensione di vecchiaia e in attesa che maturino i tempi per la percezione di quest’ultima, pur non sottraendo al lavoratore la facoltà nel frattempo di continuare a lavorare.

Esistono due tipi di APE: volontario e sociale. Ad entrambi si può accedere se si hanno meno di 63 anni di età, se mancano non più di 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia e se si sono versati contributi per almeno 20 anni. Se dal punto di vista dei requisiti soggettivi i due istituti sono assimilabili, la ratio di fondo li rende ben diversi. Infatti l’APE volontario è un prestito bancario (coperto da assicurazione per il rischio di premorienza) in cui il lavoratore riceve per il periodo ponte una certa somma mensile, che poi restituirà nel corso dei primi vent’anni di percezione della pensione di vecchiaia, vedendosi ridotto l’assegno ad essa imputabile.

L’APE sociale, invece, è uno strumento a carico delle casse pubbliche. Infatti ha una platea di destinatari ben più ristretta, essendo destinato a consentire ad alcune categorie di lavoratori in difficoltà di ritirarsi anticipatamente, per una finalità “solidaristica”.

Si tratta di lavoratori disoccupati, invalidi, caregivers (ex l. n. 104/1992), che hanno svolto attività particolarmente rischiose oppure particolarmente gravose (operai dell’industria estrattiva ed edilizia e manutenzione degli edifici, conduttori di gru macchinari mobili per le costruzioni, conciatori di pelli di pellicce, conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante, conduttori di mezzi pesanti e camion, personale delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche ospedalieri con lavoro organizzato intorno, addetti all’assistenza di persone in condizioni di non autosufficienza, insegnanti della scuola d’infanzia di educatori di asilo nido, facchini addetti allo spostamento merci ed assimilati, personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia, operatori ecologici da altri raccoglitori e separatori di rifiuti).

Una sorta di variante dell’APE sociale è l’anticipazione pensionistica destinata ai lavoratori c.d. precoci: coloro che sono in possesso di 41 anni di contribuzione, di cui almeno uno versato prima del compimento dei 19 anni, e che abbiano comunque i medesimi requisiti soggettivi dei destinatari dell’APE sociale.

Ebbene, la prima novità, l’art. 53 del d.l. 50/2017, interviene sul requisito soggettivo dell’appartenenza alle categorie che hanno svolto lavori particolarmente rischiosi o gravosi. Infatti, se precedentemente era indispensabile che il lavoratore si fosse trovato a svolgere una delle prestazioni elencate continuativamente per gli ultimi sei anni della propria vita lavorativa, adesso si consente che le attività siano state svolte per sei anni nel corso degli ultimi sette, ammettendo una sospensione fino a 12 mesi (per es. per cassa integrazione). Risulta dunque lievemente ampliata l’area dei potenziali beneficiari dell’APE sociale e dell’anticipazione destinata ai precoci.

Inoltre, con riguardo all’APE volontario, il nuovo articolo consente all’Istituto bancario finanziatore di cartolarizzare il proprio credito vantato nei confronti del lavoratore beneficiario.

La seconda novità qui presentata (art. 55) riguarda la disciplina contributiva delle erogazioni a titolo di premio di risultato, laddove tali premi siano previsti in contratti aziendali (ai sensi del comma 187 dell’art. 1 della l. n. 208/2015, finanziaria per il 2016). In particolare, se nello stabilire le regole di erogazione di tali premi vi è un «coinvolgimento paritetico dei lavoratori nella gestione del lavoro», l’aliquota contributiva dell’AGO per il regime di invalidità, vecchiaia e superstiti (mediamente attestata sul 23% per la quota spettante al datore) è ridotta del 20%, mentre è azzerata la quota contributiva a carico del lavoratore.

Si ha «coinvolgimento paritetico dei lavoratori» quando, ai sensi del decreto interministeriale del 29 aprile 2016, art. 4, il coinvolgimento si realizza attraverso un «piano che stabilisca, a titolo esemplificativo, la costituzione di gruppi di lavoro nei quali operano responsabili aziendali e lavoratori finalizzati al miglioramento o all’innovazione di aree produttive o sistemi di produzione e che prevedano strutture permanenti di consultazione e monitoraggio degli obiettivi da perseguire e delle risorse necessarie nonché la predisposizione di rapporti periodici che illustrino le attività svolte e i risultati raggiunti».

In conclusione si può osservare che entrambe le novità sembrano costituire un singolo momento di materie su cui il legislatore interviene in più tempi, precisando man mano le modalità applicative: da un lato, vi è il vantaggio dato dal fatto che si procede così ad adeguare le norme alle situazioni concrete (e si dà seguito alle istanze emergenti dal dialogo sociale con i sindacati, come nel caso dell’APE), dall’altro vi è il rischio che una certa instabilità normativa renda gli operatori diffidenti.

Simone D’Ascola, dottorando di ricerca nell’Università degli studi di Verona

Visualizza il documento: d. lgs. 24 aprile 2017, n. 50

Scarica il commento in PDF