Il contenuto del decreto su Reddito di cittadinanza e quota cento.

di S. D'Ascola -

Il 28 gennaio 2019 è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 23 il d.l. 28 gennaio 2019, numero 4, denominato “Disposizioni urgenti in materia di reddito di cittadinanza e di pensioni”. Di seguito si darà brevemente conto del suo contenuto, con l’avvertimento che il provvedimento è ancora potenzialmente soggetto a modifiche in sede di conversione parlamentare.

I due principali interventi riguardano i nuovi istituti del reddito di cittadinanza e di quota cento (uno scivolo per il pensionamento anticipato). Vi sono inoltre alcuni interventi su istituti previdenziali già esistenti (ad es. pensionamento anticipato, opzione donna e APE; v. artt. 15 e seguenti).

1. Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è una misura di sostegno al reddito e di contrasto alla disoccupazione. Esso consiste in un beneficio economico erogato per 18 mesi al massimo – rinnovabili una sola volta per ulteriori 18 mesi – fortemente caratterizzato dall’obiettivo del reinserimento lavorativo. Le erogazioni, infatti, sono condizionate alla formazione e all’accettazione di proposte di impiego che il sistema di politiche attive, parzialmente rinnovato, dovrebbe approntare. L’obiettivo del ritorno nel circuito occupazionale viene perseguito non soltanto prevedendo la perdita del beneficio in caso di rifiuto di determinate offerte, ma stimolando anche la domanda di lavoro da parte delle imprese attraverso un importante esonero contributivo per le assunzioni di beneficiari del reddito. L’ammontare di tale esonero viene agganciato alla durata del periodo in cui è già stato percepito il reddito

Gli aspetti più rilevanti del decreto sono: l’individuazione dei requisiti soggettivi per beneficiare della misura, la determinazione del suo ammontare e il funzionamento del citato sistema di politiche attive. Di seguito sono descritti tali aspetti.

Ai sensi dell’art. 3 del decreto, la percezione del reddito spetta ai nuclei familiari che possiedono cittadinanza italiana oppure di altro paese UE o che siano titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo. È necessario inoltre aver avuto la residenza in Italia per almeno 10 anni, purché negli ultimi due anni in modo continuativo. Per ottenere il reddito occorre che l’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) del nucleo non superi i 9.360 euro. Bisognerà poi possedere un patrimonio immobiliare, come definito a fini ISEE, diverso dalla casa di abitazione, non superiore alla una soglia di euro 30.000 e un patrimonio finanziario non superiore a 6.000 euro, che può arrivare fino a ventimila per le famiglie con persone disabili. Vi sono poi dei limiti anche al possesso di beni durevoli (ad esempio non possono ottenere il reddito i titolari di autoveicoli di valore elevato con prima immatricolazione recente).

L’erogazione consta di due parti (v. art. 3 per i dettagli): la prima integra il reddito familiare, con un importo variabile sulla base del numero dei componenti del nucleo familiare (da 500 euro mensili per un componente sino a 1.050 euro per tre adulti e due minorenni) mentre la seconda consiste in un contributo al pagamento del canone di locazione per i nuclei che non abitano in casa di proprietà. In tal caso il limite massimo è di 280 euro. Tali somme vengono caricate su una carta prepagata di Poste Italiane (la c.d. Carta RdC, v. art. 5). La Carta è uno strumento di pagamento diretto, ma consente anche il prelievo di contanti (sino a 100€ mensili) ed ha alcune limitazioni nell’utilizzo, ad esempio per il gioco d’azzardo. I percettori del reddito godono delle agevolazioni relative alle tariffe elettriche riconosciute alle famiglie economicamente svantaggiate, nonché di quelle relative alla compensazione per la fornitura di gas naturale. Il reddito non elimina altri strumenti preesistenti (come ad es. la Naspi) con i quali è previsto un coordinamento (art. 2, comma 8).

La percezione del reddito è collegata ai percorsi di politiche attive (art. 4). Per chi dispone di adeguata formazione occorrerà stipulare il patto per il lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro; per chi invece necessita di ulteriore formazione, si prevede l’obbligo di siglare il patto per la formazione con enti di formazione bilaterale, enti interprofessionali o aziende; chi invece non è in condizione di lavorare, sarà tenuto a siglare il patto per l’inclusione sociale, che coinvolge i servizi sociali e i centri per l’impiego. Nell’ambito di quest’ultimo e del patto per il lavoro i beneficiari sono tenuti a partecipare a progetti utili alla collettività allestiti dai Comuni per un massimo di 8 ore settimanali. L’elemento decisivo della condizionalità è però l’offerta di un posto di lavoro. Il percettore del reddito, infatti, è tenuto ad accettare proposte di lavoro congrue che emergono dai percorsi di formazione e ricollocazione offerti dai centri per l’impiego. In caso di rifiuto di oltre tre impieghi tra quelli proposti, scatta la perdita del beneficio. La congruità di una proposta si misura sia con riferimento alla corrispondenza al curriculum del beneficiario sia con riferimento alla sede geografica del lavoro offerto: in particolare nei primi 12 mesi la prima offerta potrà arrivare entro 100 km o 100 minuti di viaggio dalla residenza. Se rifiutata, la seconda potrà essere collocata entro un raggio di 250 km e, se anch’essa viene rifiutata, la terza offerta potrà arrivare da tutta Italia. Se la prima offerta interviene oltre il primo anno di percezione i limiti geografici sono da subito meno stringenti. Nel caso di nuclei familiari con disabili le offerte di lavoro non possano mai superare i 250 km.

Infine occorre ricordare che nel caso di nuclei familiari composti solo da uno o più componenti di almeno 67 anni la misura assume la denominazione di pensione di cittadinanza: i requisiti soggettivi per l’ottenimento sono i medesimi, ancorché sia ovviamente escluso il collegamento con le politiche attive.

2. Quota cento

Quota cento è disciplinata dall’art. 14 del decreto. Esso prevede che in via sperimentale per il triennio 2019 – 2021 gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme esclusive e sostitutive della medesima, nonché alla c.d. gestione separata potranno conseguire il diritto alla pensione anticipata al raggiungimento di due requisiti concorrenti: 62 anni di età e una anzianità contributiva di 38 anni.

Coloro che hanno maturato tali requisiti entro il 31 dicembre 2018 potranno percepire l’assegno a partire da aprile 2019 (ma per costoro è già possibile presentare la domanda dal 29 gennaio). Coloro che invece matureranno il diritto a partire dal 1 gennaio 2019 potranno beneficiare dell’anticipo dopo tre mesi dal momento del raggiungimento dei requisiti.

L’INPS ha già emanato alcuni documenti (circolari 29 gennaio 2019, nn. 10 e 11 e messaggio 29 gennaio 2019, n. 395) per fornire le prime istruzioni applicative e illustrare le modalità di presentazione delle domande di pensione, tramite apposito servizio online accessibile mediante PIN. Si segnala infine il divieto, per chi opterà per lo scivolo anticipato di quota cento, di cumulare l’assegno pensionistico con altre attività lavorative, dipendenti o autonome, sino al raggiungimento dell’ ordinaria età pensionabile (sempre individuata secondo le regole dettate dalla riforma Fornero).

Simone D’Ascola, dottorando nell’Università degli Studi di Verona

Visualizza il documento: d.l. 28 gennaio 2019, n. 4

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