Cassazione: il diritto al riposo del dipendente prescinde dalla maggiorazione retributiva.

di F. Goffi -

Per mezzo della recente sentenza n. 18884 del 15 luglio 2019, la Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata in tema di fruizione dei riposi giornalieri e settimanali e, nello specifico, si è ritrovata a dirimere la questione circa il concorso tra maggiorazione per lavoro straordinario e i limiti di durata complessiva dell’orario settimanale.

Nel caso di specie, un lavoratore ricorreva in giudizio nei confronti dell’azienda ospedaliera datrice di lavoro, per vedersi riconosciuta un’indennità sostitutiva per riposi giornalieri e settimanali non fruiti, in quanto lo stesso aveva dato, nel corso del rapporto di lavoro, disponibilità a svolgere servizio di reperibilità in giorni festivi e, ogniqualvolta tale reperibilità era divenuta “attiva” (ossia quando negli orari prestabiliti quest’ultimo aveva effettivamente reso la propria prestazione lavorativa) la società datrice si era limitata al riconoscimento del trattamento retributivo per lavoro straordinario.

Con la decisione in commento, il giudice di legittimità ha attribuito pregio alle tesi del lavoratore e, in particolare, ha affermato che la previsione di un compenso maggiorato per l’attività prestata in giorno festivo “non incide, neppure indirettamente, sulla disciplina della durata complessiva settimanale dell’attività lavorativa” e, quindi, ciò vale anche con riferimento al “diritto del dipendente alla fruizione del necessario riposo”, che il datore di lavoro è chiamato a garantire anche a prescindere da una specifica richiesta del dipendente in tal senso.

La stessa Corte ha avuto, altresì, modo di specificare come scelte aziendali differenti rappresentino la fonte di danni di natura non patrimoniale nei confronti del lavoratore e ciò in via del tutto presuntiva, posto che “l’interesse del lavoratore leso dall’inadempimento datoriale ha una diretta copertura costituzionale nell’art. 36 Cost., sicché la lesione dell’interesse espone direttamente il datore al risarcimento del danno” (cfr., in questo senso, anche Cass., sez. un., 7 gennaio 2013, n. 142).

A tali premesse, consegue il diritto del dipendente a vedersi riconosciuta idonea indennità risarcitoria, con riferimento alla totalità delle ore settimanali prestate in eccedenza – nonché a quelle giornaliere – sulla base di quanto previsto dal contratto collettivo di categoria e dal d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66 (applicabile ratione temporis alla controversia de quo).

Fabio Goffi, dottore in Giurisprudenza

Visualizza il documento: Cass., 15 luglio 2019, n. 18884

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