Approvata la direttiva che tutela i lavoratori a chiamata.

di V. Ferrante -

Dopo la votazione favorevole del Parlamento Europeo del 19 aprile scorso, anche il Consiglio in data 13 giugno 2019 ha approvato in via definitiva la nuova direttiva relativa a Condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione europea.

Si tratta di un testo, frutto di una lunga gestazione, che si presenta nella veste di una evoluzione della direttiva n. 533 del 1991, che obbliga il datore a informare il lavoratore mediante un documento scritto contenente l’indicazione delle condizioni applicate al contratto o al rapporto di lavoro (c.d. Written Statement Directive).

Di fatto, però, la nuova direttiva (allo stato ancora senza un numero che la identifichi, poiché non è ancora apparsa sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea) viene a riconoscere una serie di diritti soprattutto a quei lavoratori che, come nel caso del lavoro “a chiamata”, sono occupati sulla base di contratti che non assicurano una durata oraria minima.

La nuova direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione. Gli Stati membri avranno quindi 3 anni per adottare le misure legislative necessarie per trasporla all’interno degli ordinamenti nazionali.

La direttiva si applica a tutte le persone che lavorano per più di 3 ore settimanali per quattro settimane (vale a dire per meno di 12 ore al mese). I dipendenti pubblici, le forze armate, i servizi di emergenza o le forze dell’ordine possono essere esclusi dalla applicazione di alcune disposizioni, sulla base delle previsioni normative degli atti di trasposizione dei singoli stati.

La direttiva impone ai datori di lavoro di informare i lavoratori, sin dal primo giorno lavorativo e comunque non oltre il settimo giorno di calendario dall’inizio della prestazione, degli aspetti essenziali del rapporto di lavoro, quali ad es.:

–          l’identità dei contraenti;

–          l’importo della remunerazione iniziale e delle ferie retribuite;

–          la durata del giorno lavorativo standard o della settimana

–          l’identità dell’istituto che riceve i contributi di previdenza sociale.

Si prevedono poi norme speciali per i contratti “a chiamata”, per i quali manca un calendario di lavoro che individui la puntuale collocazione delle ore di lavoro: infatti, quando il modulo di impegno orario (work schedule) è interamente o in gran parte imprevedibile, i datori di lavoro sono obbligati ad informare i lavoratori delle ore e dei giorni nei quali possono essere tenuti ad effettuare la loro prestazione, il periodo minimo di preavviso per la chiamata e il numero di ore retribuite garantite.

La direttiva stabilisce una serie di ulteriori diritti minimi per i lavoratori, finalizzati a reprimere alcune pratiche diffuse in vari ordinamenti (come per es. patti di esclusività). Così si stabilisce il diritto dei lavoratori:

–          a stipulare altri contratti di lavoro “in parallelo” con un altro datore di lavoro;

–          a vedere limitato il periodo di prova ad un massimo di 6 mesi (salvo che periodi maggiori non siano giustificati dalla natura del lavoro);

–          a richiedere, dopo almeno sei mesi di servizio presso lo stesso datore di lavoro, di avere accesso ad un impiego con condizioni di lavoro più prevedibili e sicure;

–          a ricevere formazione senza costi, quando tale formazione sia richiesta dalla legislazione nazionale o europea.

La direttiva, ovviamente, non intende costituire uno standard inderogabile, ma fissare solo misure minime, di modo che gli Stati membri restano liberi di adottare o applicare una legislazione più favorevole ai lavoratori.

Vincenzo Ferrante, professore ordinario nell’Università Cattolica del Sacro Cuore

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