Anche i servizi segreti discriminano.

di F. Andretta -

Appena poco dopo l’Ordinanza ex art. 99 del regolamento processuale della CGUE, del febbraio 2018, sulla discriminazione diretta di genere delle ballerine sull’età pensionabile rispetto agli uomini, avallata dalla Cassazione con le sentenze n. 12108 e n. 12945 del maggio 2018, la Suprema Corte, mostrando una particolare sensibilità verso la materia antidiscriminatoria ed il dialogo tra le Corti, rimette in via pregiudiziale ex art. 267 TFUE, con l’Ordinanza n. 13678/2018 in commento, alla CGUE sulla paventata discriminazione per età, in tal caso indiretta, tra i piloti alle dipendenze dei servizi segreti italiani rispetto agli altri piloti dei mezzi aereonavali deputati al trasporto di persone dell’aviazione civile.

Nell’Ordinanza della Cassazione in commento (già pubblicata qui) si pone in dubbio se, successivamente all’entrata in vigore del Regolamento UE n. 1178/2011, in data 08/04/2012, ed in particolare del disposto del punto FCL.065 (“Limitazione dei privilegi dei titolari di licenze che abbiano compiuto i 60 anni di età nel trasporto aereo commerciale”, che stabilisce che solo con il raggiungimento del 65° anno di età il titolare di una licenza di pilotaggio non può operare come pilota di aereo commerciale, altresì disponendo che nell’arco di età compresa tra il 60° e il 64° anno di età è possibile operare quale pilota membro di equipaggio plurimo ed a condizione che tale titolare sia l’unico pilota dell’equipaggio di volo ad aver raggiunto i 60 anni di età), il D.P.C.M. 227266/986/01.03 del 09/09/2008, approvato in attuazione dell’art. 748, co. 3, del Cod. della Navigazione (ai sensi del quale lo svolgimento delle operazioni di volo da parte degli aeromobili equiparati agli aeromobili di Stato è effettuato garantendo un adeguato livello di sicurezza, individuato secondo le speciali regolamentazioni adottate dalle competenti Amministrazioni dello Stato), benché norma di rango primario giacché integrativa del precetto di cui al co. 3 dell’art. 748 cod. nav. e benché norma di natura inderogabile (“[…] poiché diretta a garantire un adeguato livello di sicurezza dei voli nell’interesse della sicurezza nazionale – cfr. art. 744 u. co. cod. nav. […]”) sia compatibile con il diritto dell’Unione sancito dalla Direttiva 78/2000/CE che vieta la discriminazione per età, sia essa diretta che indiretta, nell’ambito lavorativo, e con l’art. 21, n. 1, della Carta dei Diritti Fondamentali dell’U.E (CDFUE).

Il Collegio osserva, in riferimento al Regolamento UE n. 1178/2011, come “Si deve al riguardo ricordare che il punto FCL.065, lettera b), dell’allegato I del regolamento n. 1178/2011 fa parte delle norme emanate dal legislatore dell’Unione che definiscono i requisiti applicabili agli equipaggi dell’aviazione civile al fine di garantire che tale personale sia qualificato, coscienzioso e competente per assolvere nel modo migliore le funzioni che gli sono affidate, e ciò allo scopo di accrescere la sicurezza aeronautica aerea

Appare dunque manifesto che si ci ritrova in un caso di discriminazione indiretta; la verifica dunque da effettuare e che la Corte ha demandato alla CGUE, è se tale discriminazione sia sorretta o meno da un giudizio di ragionevolezza, che, si ricorda, deve imperniarsi sulle finalità perseguite dalla norma e sui principi di adeguatezza e proporzionalità. Nell’attesa della CGUE, ponendo mente ai considerando dei punti 18, 19, 23 e 25 della premessa della Direttiva 78/2000/CE ed agli artt. 3, co. 4, e 6 della predetta direttiva, appare come la finalità della deroga all’età lavorativa sia legittima; ma sotto il profilo della proporzionalità ed adeguatezza non può revocarsi in dubbio la sussistenza, quale azione positiva tesa ad affievolire tale disparità di trattamento per età, del punto FCL.065, lettera b), dell’allegato I del Regolamento n. 1178/2011, sopra richiamato. Sicché, in ragione di quest’ultimo, è plausibile che la CGUE interpreti tale deroga come discriminazione indiretta non sorretta da ragionevolezza, alla stregua di come pare abbia inteso la stessa Corte di Cassazione, demandando alla prima l’espletamento delle funzioni nomofilattiche su norme europee.

Francesco Andretta, avvocato in Napoli

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